Assad promette «Finiremo i ribelli» Appello del Papa

«Schiacceremo i ribelli ad Aleppo», fa sapere il regime siriano per bocca del suo ministro degli Esteri Walid Moallem. «Saranno sconfitti senza alcun dubbio». Damasco non intende cedere terreno («fermeremo la cospirazione contro la Siria») e per gli oppositori alla dittatura la situazione si fa sempre più difficile nonostante l'arrivo di «una nuova partita di armi e munizioni» - impossibile sapere da dove - oltre che di altri 200 combattenti. La battaglia per il controllo della città, un tempo bastione del presidente siriano Bashar Al Assad, è cruciale sia per il regime che per l'opposizione. E le notizie che arrivano sono contrastanti. «Stiamo assistendo oggi (ieri, ndr) a uno dei peggiori bombardamenti ad Aleppo - riferisce l'attivista Mohammed Saeed - ma i ribelli riescono ancora a tenere bene e le truppe di terra non sono riuscite a entrare in città», dove le truppe siriane hanno attaccato alcuni quartieri con carri armati e artiglieria. «Hanno poche armi e sono pochi», ha riferito sabato, nel suo ultimo servizio, Ian Pannel della Bbc, uno dei pochi giornalisti stranieri nel Paese. Il reporter britannico si trova nei pressi di Salah ad Din, uno delle roccaforti dei miliziani nella parte occidentale di Aleppo: «La potenza di fuoco che hanno di fronte è così schiacciante e Aleppo è così importante per il governo del presidente Assad che resistere sarà incredibilmente difficile, se non impossibile». Mentre la Lega araba, inerme come l'intera comunità internazionale, punta il dito contro i «crimini di guerra» che si stanno compiendo in Siria, ieri gli scontri tra i governativi e i ribelli si sono avvicinati al confine turco. Non solo. Secondo gli attivisti antigovernativi le forze del presidente hanno ucciso almeno 21 persone nella provincia meridionale di Daraa.
Bombardamenti, violenze, una scia di sangue interminabile. Un totale di 168 morti, 94 dei quali civili, si contano quando Benedetto XVI si affaccia al balcone della residenza estiva a Castelgandolfo per recitare l'Angelus. E dall'alto della sua autorità interviene con un «pressante appello» perché in Siria «si ponga fine a ogni violenza e spargimento di sangue» e «non venga risparmiato alcuno sforzo nella ricerca della pace, anche da parte della comunità internazionale» con «dialogo e riconciliazione» per «un'adeguata soluzione politica del conflitto».
Intanto ieri sono arrivati a Roma i due tecnici italiani Oriano Cantani e Domenico Tedeschi sequestrati il 18 luglio a Damasco e liberati dopo 10 giorni. I due hanno confermato di non sapere chi li abbia sequestrati, di essere stati liberati dall'«esercito siriano» e che non c'è stato un blitz: «No, non diretto», ha spiegato Cantani. «È stata una cosa tranquilla».

Commenti

cgf

Lun, 30/07/2012 - 19:47

le armi arrivano dagli USA via Turchia, si sa benissimo da dove arrivano... prima c'era anche la Francia, ora è solo il premio nobel per la pace (anticipata?) che fornisce i guerigglieri, al-Qaeda compresa, ma quando si è fratelli (mussulmani) certe sottigliezze chi le guarda?