La «prima baguette» di Francia ora è tunisina

Parla tunisino la baguette che arriva ogni mattina all'Eliseo. Ogni giorno all'alba Ridha Khadher si prepara per una consegna speciale: sono sue infatti le baguette, che arrivano sul tavolo del presidente. È lui il migliore di tutta Parigi, al punto da essere il distributore ufficiale per il palazzo presidenziale. «Hollande le preferisce croccanti», dice lui soddisfatto. Khandher è tunisino ed è diventato il simbolo di un'immigrazione riuscita. Lui che ogni mattina porta a Palazzo il pane simbolo di Francia: 15 sfilatini al prezzo scontato di un euro ciascuno invece di 1,20. «Anche lì c'è la crisi, ho negoziato il prezzo», spiega Khandher. È arrivato a Parigi nel 1986, aveva quindici anni, l'ultimo di undici fratelli. Il primo lavoro nella panetteria del fratello maggiore. Il segreto del buon pane lo avevano imparato tutti dalla madre: non mettere troppa farina e far riposare la pasta per 24 ore. Da grande Khadher apre la sua panetteria, nel XIV arrondissement. La sorte bussa alla sua porta il giorno del concorso Baguette d'Oro 2013. Decide di partecipare, vince un premio di 4mila euro e il privilegio di fornire il pane al palazzo presidenziale. «La baguette resta il simbolo della Francia- dice commosso lui, per questo mi rende ancora più orgoglioso che abbiano scelto me». Khadher ha vinto contro 152 concorrenti. «Non potevo crederci, all'inizio pensavo che fosse uno scherzo e stavo per riagganciare il telefono».
La medaglia di Baguette d'oro è stato il colpo grosso. Servizi sui giornali e tantissima pubblicità gratutita. Da aprile- data del concorso- si è sparsa la voce della baguette più buona di Parigi e il suo negozio è diventato un punto di attrazione per parigini e turisti che vanno da lui chiedono fotografie e autografi. Una settimana fa, incuriosito, è arrivato anche il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, anche lui nato a Tunisi quando il Paese era colonia francese. «Ha chiamato davanti ai miei occhi il presidente Hollande e gli ha detto: mangi pane di un tunisino, tunisino come me». Per questo Khadher con gli occhi lucidi dice: «Spero di essere un esempio per i giovani».

Commenti

Mario-64

Gio, 11/07/2013 - 08:23

Chissa' se anche lui le mette sotto le ascelle per trasportarle ,abitudine tipica francese..

nino47

Ven, 12/07/2013 - 11:01

Se non era un tunisino sarebbe stato un algerino o marocchino o cinese..non mi risulta che in Francia ci siano ancora dei francesi...da chi stiamo prendendo esempio sennò??