Boston, interrogato il terrorista. Le risposte scritte su un foglio

Dzhokhar Tsarnaev non riesce a parlare. La polizia: "Lui e il fratello stavano per attaccare altre persone". Ed è caccia a chi li ha aiutati

Chi sapeva è morto. Chi è vivo non parla perché si è sparato in bocca in prima della cattura. Molti misteri dell'attentato di Boston e della carriera terroristica dei fratelli Tsarnaev sono rinchiusi in questo paradosso. Su altri indagano l'Fbi e i responsabili dei servizi di sicurezza. Il primo arcano è se Tamerlan e il fratello minore Dzhokhar, risvegliatosi ieri in un letto d'ospedale (dove è stato formalmente incriminato), fossero legati ad una rete di fiancheggiatori in grado di armarli o addestrarli. Per capirlo un gruppetto di specialisti sta analizzando i primi bigliettini di risposta scritti con grafia tentennante dal sopravvissuto. Un'altra task force di mille agenti indaga invece su una dozzina di sospetti individuati all'interno degli Stati Uniti. Indagini precedute dall'arresto di un uomo e due donne fermati prima della cattura di Dzhokhar.

L'esistenza di una cellula dormiente spiegherebbe, secondo gli inquirenti, come Tamerlan e Dzhokhar si siano procurati armi e munizioni. Tamerlan, privo della residenza a causa di alcuni precedenti non poteva ottenere un permesso di detenzione. Dzhokhar non aveva ancora compiuto i 21 anni indispensabili in Massachusetts per acquisire un'arma. Per far luce su questo e altro gli inquirenti interrogheranno Katherine Russel, la 24enne vedova di Tamerlan convertitasi all'islam per sposarlo. A dar retta al legale della donna, l'avvocato Amato De Luca, i sospetti su di lei sono assolutamente infondati: «Katherine è innocente, ha appreso la notizia alla tv…. L'ultima volta che lo ha visto vivo è stato quando è uscita per andare al lavoro, e lui era a casa». La procura di Boston ha anche deciso di riaprire il caso (all'epoca irrisolto) di tre giovani sgozzati nel 2011: uno di loro era amico proprio di Tamerlan. L'ipotesi di un collegamento con una cellula dormiente alimenta anche altre tesi. Una delle più gettonate suggerisce che il fratello maggiore fosse una «talpa» fuori controllo reclutata dall'Fbi per infiltrare le cellule di jihadisti caucasici negli Usa. Questo spiegherebbe perché i federali abbiano rinunciato a controllarlo dopo il viaggio di sei mesi nel Daghestan. Ma anche perché per dargli la caccia si sia atteso che lui e il fratello uccidessero una guardia del Mit, sequestrassero un'auto con tanto di proprietario e rapinassero un negozio. Anche la tentata incursione al Mit appare bizzarra per due terroristi in fuga. A meno che Tamerlan e Dzhokhar non cercassero di colpire un altro obbiettivo. «Sulla base delle prove rinvenute, delle numerose esplosioni, degli ordigni e degli armamenti recuperati abbiamo ragione di credere che stavano per attaccare altre persone» sostiene Ed Davis, commissario della polizia di Boston. Una tesi avvalorata, a dar retta agli inquirenti, dalla testimonianza del proprietario del Suv Mercedes sequestrato durante la fuga, secondo cui i due terroristi volevano raggiungere New York.

Un argomento capace di affascinare i sostenitori della cospirazione è, invece, la mancata divulgazione di un elenco delle armi a disposizione dei due terroristi. Soprattutto dopo le indiscrezioni sull'utilizzo di un Colt M4, il mitragliatore a canna corta, derivato dall'M16, in dotazione all'esercito Usa. Nel frattempo l'America si divide sulla mancata lettura al sopravvissuto dei cosiddetti «Miranda Rights», ovvero il diritto a restare in silenzio e ad ottenere un avvocato. La sospensione dei «Miranda Rights» per i sospetti terroristi è frutto di un regolamento segreto approvato dall'amministrazione Obama, qualora si tema la perdita d'informazioni preziose e un'immediata minaccia per la sicurezza pubblica. Ulteriori polemiche ha suscitato la richiesta di alcuni repubblicani di trattare Dzhokar come un «combattente illegale», applicando la stessa regola che permise di far giudicare da tribunali militari i terroristi di Guantanamo: richiesta già respinta dalla Casa Bianca.