Al Cairo strage nella festa della rivolta

Anniversario di sangue della primavera araba egiziana con 30 morti e scontri in tutto il paese. Tre anni dopo le oceaniche manifestazioni in piazza Tahrir, al Cairo, che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak, il Paese è spaccato e percorso da una strategia della tensione firmata Al Qaida. Bombe dei terroristi e cortei violenti mobilitati dai Fratelli musulmani, estromessi dal potere, fanno il gioco del nuovo uomo forte, Abdel Fattah al Sissi, il ministro della Difesa che molti egiziani vedono come il secondo Nasser. Un generale che fra non molto potrebbe annunciare la sua candidatura alle presidenziali in nome di legge e ordine.
Il terzo anniversario della rivolta contro Mubarak ha fatto rialzare la testa ai Fratelli musulmani, seguaci del deposto presidente Morsi, deposto dai militari di Al Sissi. In piazza, però, sono scesi anche gli anti Morsi, che vorrebbero veder impiccati i leader della Fratellanza. Nel caos di queste ore i terroristi gettano benzina sul fuoco con attentati e le ali estreme infiltrano squadre armate nelle manifestazioni. A Giza, il grande sobborgo della capitale, dove si è contato il numero più alto di vittime, i pro Morsi parlano di «massacro» e di «proiettili che arrivano da tutte le parti» accusando la polizia. Testimoni oculari rivelano che pure «i dimostranti hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza». Gli scontri si sono allargati a chiazza di leopardo per tutta la giornata di ieri anche ad Alessandria, Helwan e Suez. Nelle ultime 48 ore sarebbero state arrestate almeno 750 persone.
Dopo i quattro attentati di venerdì al Cairo i terroristi continuano a colpire per alimentare la strategia della tensione. Ieri un elicottero è precipitato nel Sinai, roccaforte di Al Qaida, causando la morte di cinque militari. La sede della polizia a Suez è stata assaltata con un'autobomba. I Fratelli musulmani urlano al complotto e giurano di non aver nulla a che fare con le bombe. I terroristi si stanno muovendo con un regia ben precisa che punta a estremizzare la situazione per arrivare allo scontro armato se non alla guerra civile.
Non a caso ieri si è fatto sentire Ayman al Zawahiri, il capo di Al Qaida di origine egiziana, che ha dettato la linea. L'ex medico di Osama Bin Laden ha ordinato ai suoi di non scagliarsi contro i cristiani, che appoggiano i militari. «Dobbiamo concentrarci nello scontro con il golpe filo-americano (del generale Al Sissi, ndr) e stabilire un governo islamico» ha annunciato Zawahiri.
Gli attentati di venerdì al Cairo, compreso il clamoroso attacco suicida contro il quartier generale della polizia, sono stati rivendicati da Ansar Bayt al Maqids, un gruppo del terrore legato ad Al Qaida e annidato nel Sinai, meglio noto come i «Sostenitori di Gerusalemme» musulmana.
Oggi il presidente egiziano, Adly Mansour, parlerà alla nazione annunciando le tappe della transizione. La scorsa settimana è stata votata a larghissima maggioranza la nuova Costituzione. Un'altra sconfitta degli estremisti islamici che vogliono una sharia talebana.
I militari si sono congratulati con il popolo egiziano per l'anniversario della svolta di tre anni fa, ma invitando a raccogliere i frutti della cosiddetta rivoluzione del 30 giugno dello scorso anno. Milioni di persone in piazza Tahrir spinsero l'esercito a intervenire deponendo Morsi, il presidente dei Fratelli musulmani. E adesso le violenze aprono ancora più la strada al nuovo Rais con le stellette.
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