Chiusura e trionfo: il destino delle due fabbriche gemelle

Stessa città, esito diverso per due stabilimenti industriali di Amiens. Chiude quello a nord, resta operativo quello a sud. È lo specchio della presidenza Hollande, in una regione dove la crisi morde ed erode anzitutto il consenso attorno alla presidenza socialista. In imbarazzo sulle promesse non mantenute, François Hollande fa i conti con una Francia cagionevole, col suo Pil a rallentatore, e assiste alla diversa sorte dei due «gemelli» produttivi di Amiens separatisi nel 2008.
Qui il governo non è stato capace di ottenere quel Rilancio produttivo a cui i socialisti avevano assegnato addirittura un ministero. Colpa e responsabilità se la dividono i sindacati dell'uno e dell'altro stabilimento, che hanno gestito i rapporti con l'azionista, portando a casa risultati opposti. Ad Amiens Nord, base della Goodyear, si chiude: 1.200 operai a casa e pneumatici incendiati per protesta. Nel casermone della Dunlop, Amiens Sud, si lavora. Il rilancio è cominciato e si produce più di prima con salari e orari rimodellati.
Il gigante americano di pneumatici, Titan, se la ride dopo aver messo per iscritto le dinamiche di lavoro rivendicate due mesi fa dal sindacato nello stabilimento Goodyear. Il 31 gennaio era infatti intervenuto il ministro francese delle Attività produttive, Arnaud Montebourg. Chiedeva di salvare la fabbrica «nord» dal collasso. Chiedeva al presidente se fosse interessato a rilevare lo stabilimento; fin allora, trattative tutte fallite a causa dell'intransigenza dei sindacati su orari e produzione. Dopo il «no» pittoresco del presidente di Titan, Maurice Taylor, i lavoratori fanno i conti con la decisione aziendale di chiudere una fabbrica che esiste da 50 anni e non è riuscita ad attrarre investitori dall'estero.
L'affresco di un fallimento. Operai esasperati dalla presenza di corpi di polizia e unità speciali, resisi necessari dalle proteste degli ultimi mesi. Fiducia pressoché azzerata, in quel presidente che l'ottobre del 2011, da candidato, si era impegnato a sostenere gli operai e, se eletto, a far votare una legge contro i licenziamenti. Il ministro del Rilancio, ad Amiens, si è limitato a una missiva a cui Taylor, dopo aver visitato lo stabilimento a inizio anno, ha risposto: «Ci credete stupidi? Lavorano solo tre ore al giorno. No, grazie».
Sul salario e sul tempo di lavoro, in cambio dell'occupazione, hanno invece discusso gli operai e i sindacati della fabbrica Dunlop, a sud di Amiens. «Sì», alle nuove condizioni e via libera al piano di rilancio. Merito dell'accordo tra proprietà, lavoratori e sindacati.
La Francia ha precedenti come la Bosch nel 2004 e Continental nel 2007, il gruppo tedesco simbolo delle lotte contro i licenziamenti e della campagna presidenziale di Sarkozy: «Lavorare di più per guadagnare di più», disse il neogollista, e vinse. La vicenda Goodyear mostra invece quanto la strategia di governo dei socialisti scricchioli di fronte alla realtà del mercato. E, scrivono anche giornali non ostili come Libé e Le Monde, di quanto Hollande non sia stato in grado di far fronte all'ondata dei licenziamenti. I siti produttivi restano, i posti di lavoro non del tutto, è invece la sintesi dell'accordo raggiunto poche settimane fa tra Renault e i sindacati. Hanno accettato 7.500 tra prepensionamenti e licenziamenti fino a fine 2016 in cambio dell'impegno del costruttore a non chiudere nessuna delle 6 fabbriche presenti in Francia. Grazie al via libera dell'Unione europea, è stata pure evitata la chiusura di Psa Citroen, a Parigi, un po' come se da noi chiudessero Mirafiori. Ma l'immagine di una presidenza senza polso, che gioca al rimando, più che alla soluzione dei problemi, sembra sempre più difficile da smacchiare.
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