Choc al Cairo, Hosni Mubarak oggi a casa

Cadono le principali accuse contro l'85enne ex rais, che è in carcere senza condanne da due anni

Il simbolismo è semplice e potente. Il presidente eletto in Egitto dopo la rivoluzione del 2011 è in prigione. L'ex raìs destituito dalla folla nella rivolta di due anni fa potrebbe essere a casa sua già in queste ore. Un tribunale del Cairo, riunito ieri mattina nello stesso carcere dove da due anni è detenuto Hosni Mubarak, ha ordinato la scarcerazione dell'ex leader di 85 anni. Potrebbe già uscire di prigione oggi, secondo il suo avvocato, Farid Al Deeb. Un alto funzionario del ministero dell'Interno ha fatto sapere in serata che sarà però la procura generale a decidere del rilascio: arresti domiciliari senza la possibilità di lasciare il Paese. Gli asset dell'ex presidente resteranno congelati.

Quello in questione è l'ultimo di tre processi contro Mubarak. I giudici hanno accettato il ricorso in appello del caso di corruzione e quello in cui è imputato per l'uccisione di manifestanti nei 18 giorni della rivolta del 2011. Rimaneva l'accusa di aver accettato dall'Ahram, la società del maggior quotidiano governativo, regali pari a circa 3,5 milioni di euro. La possibile scarcerazione oggi è legata alla restituzione di questa somma.

Secondo il codice penale egiziano, inoltre, un imputato non può restare in carcere oltre due anni in attesa di condanna. Persino il legale delle vittime della rivolta, Yassir Mohammad Sayyid Ahmad, ammette che l'accusa non ha elementi legali per prolungare la detenzione. Oggi però il ritorno alle leggi d'emergenza, imposte dalle nuove autorità dopo i disordini e il sangue di mercoledì scorso, potrebbe dare nuovi e inaspettati poteri alla magistratura.
La notizia dell'ordine di scarcerazione arriva in un momento critico, dopo sette giorni di scontri che hanno causato almeno 900 morti in tutto il Paese. L'annunciata liberazione dell'uomo che per 30 anni ha regnato sull'Egitto diventa in questa situazione d'instabilità un'ennesima variabile capace di esacerbare gli animi e allontanare la possibilità di un compromesso tra le parti. Rischia di dare sostanza e amplificare quelle voci in campo islamista che accusano i militari di aver orchestrato un colpo di Stato per dare il via a una restaurazione dell'Ancien régime.

«Per molti la liberazione rappresenterà il simbolo di una marcia indietro. È forse un errore politico da parte dei generali, ma potrebbe essere calcolato», spiega al Giornale Wael Nawara, co-fondatore del partito El Dostour, creato da Mohammed ElBaradei. Secondo l'attivista, che ritiene Mubarak colpevole di diversi crimini legati alla gestione del potere durante gli anni del suo regime, i casi contro il raìs sono stati però gestiti «con poca professionalità». «Senza una strategia giudiziaria diversa, non potevano tenerlo in carcere di più».

Non è il solo a pensarla così. Sally Moore, attivista cristiana di origini irlandesi, in piazza Tahrir dai primi minuti della rivoluzione del 2011, crede che la notizia della scarcerazione sarebbe arrivata anche se al potere ci fosse stato ancora il presidente deposto Mohammed Morsi: i casi contro Hosni Mubarak, spiega, «erano troppo deboli». Il punto oggi non è soltanto la liberazione dell'ex raìs, per Sally e per le centinaia di attivisti che nel 2011 hanno riempito la piazza e che oggi hanno perduto peso politico, le cui voci sono diventate fioche e irrilevanti. Il punto, dice, è che siamo tornati a prima del febbraio 2011. I Fratelli musulmani sono in prigione o si nascondono: ieri mattina sono stati fermati il religioso Safwat Hegazy e Mourad Ali, portavoce del braccio politico della Fratellanza, il partito Giustizia e Libertà. La guida suprema della confraternita, Mohammed Badie, è stata arrestata martedì all'alba. Le immagini del fermo sono state mandate in onda dalla televisione di Stato a ripetizione.

ElBaradei è a Vienna: è tornato nella capitale austriaca dove ha abitato per anni dopo aver dato le dimissioni da vice presidente, in protesta contro le violenze. E Mubarak è libero d'uscire dal carcere.

In più, oggi, si contano quasi mille morti in sette giorni, spiega con la voce bassa la giovane attivista: «Non è stato un colpo di Stato contro i Fratelli musulmani, è stato un colpo di Stato contro la nostra rivoluzione, usando i Fratelli musulmani».

Twitter: @rollascolari

Commenti

gibuizza

Gio, 22/08/2013 - 09:56

Che differenza c'è tra la giustizia egiziana e quella italiana? dal punto di vista tecnico non lo so ma dal punto di vista pratico nessuna (carcerazioni e condanne senza alcuna prova).

maxaureli

Gio, 22/08/2013 - 10:17

Strategia politica per fini militari. Obbiettivo: Muammar Gaddafi. ... LOL ... Nessun generale si sarebbe sognato di attaccare la Libia senza aver "bloccato" i confinanti Egitto e Tunisia.