Cisgiordania, soldato israeliano rapito e ucciso

Un soldato israeliano è stato rapito ed ucciso oggi in Cisgiordania. Volevano usare il corpo come merce di scambio

Un soldato israeliano è stato rapito ed ucciso oggi in Cisgiordania. Lo afferma la televisione commerciale Canale 10. Secondo la emittente il presunto autore del delitto, un palestinese di 42 anni, è stato arrestato dai servizi segreti e avrebbe confessato. Secondo le prime ricostruzioni il militare israeliano e il suo presunto rapitore si conoscevano, perchè lavoravano nello stesso ristorante presso Tel AvivIl soldato si è recato ieri di propria volontà nel villaggio cisgiordano di Beit Amin (Kalkilya) per incontrare il suo conoscente. Successivamente i contatti con il militare si sono troncati ed è scattato l’allarme. Oggi il suo cadavere è stato trovato a breve distanza dall’abitazione del conoscente palestinese che è stato arrestato. In apparenza questi sperava di usare il corpo del soldato come "carta di scambio" per ottenere dalle autorità la liberazione del fratello, recluso da anni Israele. 

Commenti

nino47

Sab, 21/09/2013 - 16:52

...tanto è israeliano!....

Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Sab, 21/09/2013 - 19:46

Ricordiamoci che in Libano c'è un consistente contingente militare italiano. La situazione permane esplosiva,, anche senza un intervento militare in Siria giustificato a seguito di impiego di armi chimiche.

killkoms

Sab, 21/09/2013 - 22:26

vatti a fidare dei murzulmani!

DonatoDS

Dom, 22/09/2013 - 09:22

La società israeliana andrebbe premiata per aver saputo conservare sia la gioia di vivere che la sanità mentale nella situazione che è costretta a vivere. Quando un arabo israeliano chiede lavoro e soprattutto equità rispetto al resto della popolazione, cosa dovrebbe fare un ebreo israeliano nel decidere? La convivenza civile non da adito a dubbi e consiglia la scelta in virtù del merito mentre la logica consiglia di indagare sospettosamente sulla famiglia del richiedente per scoprire che questi ha un fratello in carcere. La logica consiglia ancora che l'arabo israeliano che chiede lavoro potrebbe trasformarsi in un folle omicida che attira i colleghi o ex colleghi nella sua casa ma che esiste ancora una difesa rappresentata dal rifiuto del sospettoso invito. Certo questo rifiuto rappresenta un'offesa gravissima per l'arabo israeliano per il quale l'ospitalità è sacra e il suo rifiuto, offesa mortale. Insomma, l'alternativa è posta fra un'offesa mortale se si rifiuta e un rischio mortale se si accetta. Fra questi due estremi, la vergognosa politica di semina dell'odio perpetrata dall'Autorità Palestinese che continua e persistente, penetrante e suadente trasforma un lavoratore in omicida, uno pseudo collega in mentitore e soprattutto, una possibilità di fattiva collaborazione fra pari in una trappola mortale per l'ebreo israeliano e un ergastolo "a termine" per l'arabo israeliano - basterà infatti aspettare il prossimo rilascio da parte di Israele di un bel mucchio di "innocenti" detenuti "ingiustamente" nelle patrie galere - Avremo così la morte della giustizia e il perpetuarsi dell'insopprimibile "voglia di vivere" israeliana.