Il commento I pasdaràn di casa nostra perderanno anche questa volta

«No pasaràn... no pasdaràn!» Ci siamo! Quantomeno, secondo loro: i nuovi pasdaran italiani. Anzi, ci risiamo. Proprio come accadde in Italia, nella tragica notte - mai resa pubblicamente nota - tra il 21 e il 22 gennaio del 1991, e nell'autunno del 1982, ai tempi di Sabra e Chatila, quando alle due di notte, migliaia di miei correligionari e connazionali, professionisti dell'informazione, ricevemmo telefonate, torbide e volgari, di minacce e intimidazioni, con promesse di attentati e aggressioni alla persona in quanto ebrei. Seguite, all’indomani, da telefonate di tutt’altro tono, questa volta gentili, colte, argomentate, da parte dei propri datori di lavoro: ci comunicavano che era partita una «formale» richiesta di dissociazione che doveva essere provata «subito» firmando manifesti contro lo Stato d’Israele. Se non si voleva gettare la propria carriera alle ortiche. Furono in molti, allora, a cedere, senza far troppo clamore, con la consapevolezza di un’atroce solitudine civile, quella di non poter condividere il tragico disagio con nessuno dei propri connazionali. Furono in pochi, allora, a rifiutarsi, sostenendo la propria prerogativa democratica che consentiva il diritto costituzionale della libertà d’opinione. Mal gliene incolse: vennero eliminati prontamente dal mercato intellettuale.
Oggi gli ebrei italiani, invece (nonostante le squallide telefonate siano puntualmente arrivate, secondo il consueto copione ad uso e consumo dei robot del pensiero unico massificato) possono godere di una solida protezione istituzionale, grazie alla ferma, autonoma e libera posizione, assunta senza alcuna ambiguità ipocrita dal Ministro degli Affari Esteri, on. Frattini, e dal premier Silvio Berlusconi. Oggi, noi italiani ebrei, siamo garantiti nel rispetto costituzionale della nostra diversità da un governo che vigila sulla tenuta democratica e che tutela i propri connazionali, qualsivoglia sia la propria fede d'appartenenza, il proprio gusto, il proprio sentire etnico. Oggi, finalmente, noi ebrei italiani, per la prima volta dal 1948, possiamo goderci il lusso di sentirci orgogliosi di amare e servire il tricolore, che ben rappresenta anche noi. Oggi, miei cari pasdaran culturali, pseudo-intellettuali, la musica è diversa. Non sembrerebbe per il quotidiano Il Manifesto, solida roccaforte di un pensiero debole e ormai avvizzito dalla Storia, che ospita un articolo di una certa Miriam Marino, esponente di una fantomatica organizzazione denominata ECO (Ebrei Contro l'Occupazione) la quale - a pagina 10, del numero datato 3 giugno 2010 - sostiene che Il Giornale dovrebbe essere denunciato alla magistratura «per apologia di reato» (il reato, secondo lei, sarebbe quello di appoggiare lo Stato d’Israele). Per nostra fortuna, i pasdaràn filo-islamici anti-occidentali, in Italia, non hanno vinto. Ed è inutile che si facciano tenebrose illusioni: non vinceranno neppure domani. Non crediamo vi sia un solo magistrato, in una sola Regione della Repubblica, che accetterebbe mai di dar credito a una simile denuncia, più vicina a un delirio che a una ipotesi legalitaria. E a dispetto de Il Manifesto, speriamo che non ci caschino neppure gli italiani quando e se i pasdaràn cominceranno a inscenare patetiche gazzarre di piazza, dove, nel nome di una pretestuosa opposizione, si cercherà di seminare odio mettendo gli italiani gli uni contro gli altri.
No pasaràn, questa volta, i pasdaràn intellettuali della sinistra antisemita. Oggi, la situazione è cambiata rispetto al 1982 e al 1991. Le parole espresse da Berlusconi e Frattini, fanno testo: pessima notizia per tutti i terroristi. Ottima notizia, invece, per i cittadini italiani, che siano ebrei, musulmani, buddisti o copti, è irrilevante. No pasaràn, questa volta, i pasdaràn pseudo-intellettuali. Come orgoglioso cittadino della Repubblica Italiana, come romanziere ebreo italiano, e come Presidente della sezione italiana che raduna gli scrittori di etnia israelita, posso tranquillamente garantire tutti i professionisti che operano nelle accademie, nelle università, nelle case editrici, nel mondo mediatico, che eserciteremo opera di vigilanza per garantire la salvaguardia della propria dignità contro chi - in questo preciso momento - sta usando i terroristi per squallidi interessi personali di piccola bottega provinciale. Il Manifesto farebbe bene a pubblicare la interminabile lista degli aiuti umanitari che lo Stato d'Israele ogni anno investe per alleviare il bisogno delle popolazioni palestinesi stanziate a Gaza. Certo, schierarsi sempre contro Israele, forse aiuta per strappare un invito a Dubai, magari dormendo una notte, ospiti, nel prestigioso hotel. Tutto il mondo è Paese, e sappiamo di che stoffa è composta la natura umana. Proprio perché lo sappiamo, abbiamo sentito l'esigenza di avvertire i pasdaràn intellettuali della sinistra antisemita che oggi, in Italia, grazie alla presa di posizione di Berlusconi e Frattini, non è più possibile usare strumenti di ricatto contro innocenti cittadini italiani, colpevoli solo di appartenere a un credo e a una etnia non gradita ai petrolieri arabi. Possiamo seguitare a esercitare la nostra funzione intellettuale in piena libertà. Finalmente abbiamo un governo che sorregge e salvaguarda la nostra diversificata e ricca identità.
Era ora che il governo italiano decidesse di assumere una vigorosa posizione di autonomia e indipendenza in politica estera. Questa posizione favorisce la libertà intellettuale di pensiero. Perché di questo si tratta. Il minimo che ogni ebreo italiano che svolge un’attività intellettuale possa fare oggi, se si è decenti, consiste nel ringraziare il governo in carica della Repubblica per il coraggio mostrato in questi giorni. Grazie, a nome di tutti i liberi pensatori e scrittori italiani.
*Presidente dell'USIE (Unione degli Scrittori Italiani Ebrei)