La corona d'Inghilterra in pubblico dopo 60 anni

Pesa più di due chili di oro massiccio, con quelle 444 pietre preziose incastonate: rubini, zaffiri, topazi e ametiste. Così impegnativa che per anni i re d'Inghilterra nemmeno osavano tenerla sulla testa, durante la cerimonia di incoronazione: la lasciavano sull'altare dell'abbazia di Westminster. Poi nel 1911 Giorgio V ha deciso che la corona di St. Edward dovesse tornare sul capo del futuro sovrano, per quanto fosse pesante. Due chili e duecento grammi di oro e potere. Storia e tradizione. Non per tutti. L'arcivescovo di Canterbury Geoffrey Fisher ha raccontato che quando la pose sulla testa di Elisabetta II, alla Regina bastò uno sguardo per dirgli che era a posto, ben salda, al sicuro. Succedeva sessant'anni fa, lei aveva ventisette anni. Ieri tutto il Regno ha ricordato e replicato la cerimonia: Elisabetta con Filippo al fianco (nonostante si fosse sentito poco bene proprio la sera prima) è entrata a Westminster, come il 2 giugno del 1953, e ha assistito a una celebrazione solenne e molto British. Sobria e quasi sacra. Di nuovo.
Al centro della scena, insieme alla Regina, il gioiello più prezioso e pesante della Corona: cioè, appunto, la corona di St. Edward, che da sessant'anni era chiusa nella Torre di Londra. Un trasferimento lampo a Westminster Abbey, blindato e segretissimo: nemmeno all'abbazia sapevano quando e come sarebbe arrivato quello che è un tesoro inestimabile, una corona che ha vestito i sovrani d'Inghilterra per 350 anni e che fu usata per la prima volta il 23 aprile (giorno di San Giorgio) del 1661, sul capo di Carlo II. Era nuova, perché quella medievale del padre Carlo I era caduta con la sua testa: i repubblicani di Cromwell l'avevano fusa. Così il ritorno al trono fu segnato da un nuovo gioiello, custodito poi in maniera gelosissima: ieri è stata la prima volta in cui si sia rivisto pubblicamente dal 1953, quando incoronò la giovane Elisabetta II.
La cerimonia di allora fu la prima trasmessa in televisione: ventisette milioni di persona davanti agli schermi, per guardare la giovane sovrana. Lei aveva fatto le prove per portare la corona mentre assisteva al bagnetto dei figli (l'ha raccontato il principe Carlo, ricordava ieri il Times). La poetessa laureata Carol Ann Duffy ha scritto nei suoi versi che quella corona «non è portata con leggerezza» dalla Regina, «devota al servizio» (come già proclamò lei stessa a ventuno anni). Del resto «solo una testa può portare il suo peso», anche se prima o poi, forse, sarà destinata a cambiare. Ieri, oltre alla corona, ai riti, all'ampolla con l'olio che unse la giovane Regina, alla musica di allora, ai duemila ospiti, al premier Cameron e al leader dell'opposizione Miliband, c'erano venti membri della famiglia reale a festeggiare Elisabetta. Ma soprattutto, in prima fila, schierati accanto a lei e a Filippo, tutte le future generazioni possibili: il principe Carlo con Camilla; il principe William con Kate e, dentro il «pancino» sempre più visibile (la nascita del bebè è attesa a luglio, tanto che quello di ieri è stato il penultimo evento pubblico programmato per la duchessa) un altro/a futuro erede al trono; e il principe Harry.
Alla fine della cerimonia tutti sono usciti in fila, diligenti, dietro a Sua Maestà. In ordine di importanza e di successione. Kate la più fotografata: abito pesca con soprabito, veletta, capelli sulle spalle, tacchi alti, in forma perfetta, sorridente, felice. La protagonista era Elisabetta col suo cappellino e l'abito chiaro, elegantissima come al solito, ma tutti guardavano al resto della fila: il futuro della monarchia, pronto ad accollarsi il peso di una corona e di un regno senza prezzo.
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