D'Alema: "E' in gioco la sicurezza energetica del nostro Paese"

La rivolta in Libia pesa sull'economia italiana. I partner economici del colonnello sono tantissimi: da Telecom a Eni, da Finmeccanica a Fiat, passando per Unicredit e Juventus. La preoccupazione di D'Alema: "E' in gioco la nostra sicurezza energetica"

Gheddafi? Non lo conosce nessuno. Nei primi giorni della rivolta sembrava che l'illustre beduino fosse uno sconosciuto e non uno dei partner economici più importanti del nostro Paese. Poi, dopo il tonfo della borsa, hanno iniziato a preoccuparsi un po' tutti.  Per il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, in relazione alla situazione in Libia "è in gioco qualcosa di fondamentale, c’è un problema molto delicato e importante di sicurezza del Paese perchè la sicurezza energetica è la parte fondamentale della sicurezza del paese". "Uno degli effetti - ha detto - e che da questa mattina comincia a rallentare il flusso del gas". "Qui ci sono in gioco gli interessi vitali del Paese - ha aggiunto - perchè la Libia più l’Algeria fanno il 43% dell’energia italiana. È in gioco qualcosa di fondamentale".

E' Silvio Berlusconi l'unico "amico" di Muhammar Gheddafi? No, ma per qualche giorno e sembrato di sì. Dopo il crepuscolo del Colonnello hanno inziato a eclissarsi anche tutti gli amici di casa nostra. Business is business, le aziende italiane che non hanno disdegnato investire nello "scatolone di sabbia" sono tante.  

All'ondata di rivolte che si è propagata da Bengasi fino a Tripoli ha corrisposto in Italia una eco distorta che si può riassumere così: colpire il Colonnello per bastonare Berlusconi. In realtà i rapporti tra il Belpaese e la Libia sono molto più fitti, trasversali e ramificati di quanto certa stampa voglia dire. In cima alla lista c'è il settore energetico, lo snodo principale dei rapporti tra i due paesi. Il sodalizio con l'Eni è iniziato nel 1959 con le società Eni Oil, Eni Gas e Saipem. Tripoli ogni giorno ci recapita 50mila tonnellate di oro nero e garantisce il 23,3 per cento del nostro fabbisogno. La Libia possiede il 2 per cento delle azioni del Cane a sei zampe.

Al secondo posto c'è il settore bancario, il paese nord africano è il primo azionista di Unicredit tramite la Banca Centrale Libica e Libyan Investement Authority. E poi una serie di piccoli e grandi partecipazioni e commesse che coinvolge alcune tra le più grandi aziende italiana da Fiat (presente attraverso l'Iveco) a Finmeccanica, da Impregilo alla Juventus, da Telecom ad Ansaldo. Un giro di affari che sta tremando di fronte alla rivoluzione libica e che preoccupa non poco Piazza Affari e le quotazioni dei principali investitori in Libia sono già al tappeto...