Derby Nazionale divisa: Mido col regime, il regista coi ribelli

La rivolta in Egitto ha sbriciolato come un biscotto anche la nazionale di calcio, fiore all’occhiello che un tempo metteva tutti d'accordo: tifosi ed establishment politico. Il braccio di ferro tra due icone sta mandando in frantumi sogni e aspettative della squadra che ha vinto le ultime tre edizioni della Coppa d'Africa. Da una parte Mohamed Aboutrika, figlio del popolo e coscienza di una nazione. Leader e fantasista dell'Al Ahly, sostenitore della causa palestinese, ma soprattutto vicinissimo alle idee di El Baradei, tra i più strenui oppositori di Mubarak.
Dall'altra parte della barricata Hossam Mido, ex attaccante giramondo (con una toccata e fuga anche nella Roma) che da qualche mese è rientrato in patria per firmare con lo Zamalek, la squadra del quartiere ricco del Cairo. Il club per il quale la famiglia Mubarak non ha mai nascosto la propria simpatia. Anche Mido è sceso in piazza nel verso senso della parola, ma a favore dell'ex comandante supremo dell'aereonautica. Mido ha sciolto le ultime riserve dichiarando alla stampa locale: «In questo momento un ribaltone metterebbe in ginocchio il Paese. Solo la continuità può garantire all'Egitto la messa in atto delle riforme».
Sulla stessa lunghezza d'onda, un po’ a sorpresa a dire il vero, anche il commissario tecnico Hassan Shehata. Trasformista dell’ultima ora visto che lo scorso anno aveva mostrato simpatie islamiche, rifiutando un ingaggio in Israele non per «avversione ai sionisti, ma per profondo rispetto del popolo egiziano». E la piazza l’aveva acclamato. Shehata l'ha messo sul piano della riconoscenza. «Il presidente mi ha aiutato nei momenti bui».