La direttrice licenziata: voleva la paga pari a un uomo

La battaglia per l'equal pay, la parità salariale tra uomini e donne che è diventato uno dei temi politici a Washington, irrompe nel tempio del giornalismo americano. All'indomani dall'annuncio choc delle dimissioni dalla guida del progressista New York Times di Jill Abramson, sulla stampa americana cominciano infatti a circolare le ricostruzioni di come si sia arrivati al licenziamento della prima donna direttore del giornale più influente americano. La Abramson sarebbe stata messa alla porta anche perchè aveva protestato perchè il suo salario era inferiore a quello del suo predecessore, Bill Keller. È quanto scrive, sul suo sito, il «New Yorker», raccontando come, nella riunione con la redazione in cui è stato dato l'annuncio, l'editore Arthur Sulzberger ha detto di avere deciso di «nominare un nuovo capo della nostra redazione perchè credo che così potranno essere migliorati molti aspetti». Un vero licenziamento, quindi, per Abramson, assente alla riunione per non prestarsi a far finta di lasciare volontariamente l'incarico. In redazione il direttore l'ha ringraziata con una nota in cui, forse non a caso, ha rivendicato tutte le nomine di capi donne fatte durante i suoi tre anni di mandato. Tra Abramson ed i vertici del giornale era in corso un scontro, non solo riguardo al salario ed i fondi pensione che sarebbero stati inferiori a quelli del precedente direttore maschio, ma anche per il fatto che la giornalista aveva scoperto che un ex vice direttore, sempre maschio, aveva uno stipendio superiore di quello che aveva lei quando aveva la stessa carica.