Le donne di piazza Tienanmen «Il nuovo leader è come Mao»

La lettera delle madri dei giovani massacrati nel 1989 che chiedono giustizia mette in imbarazzo anche Obama che incontrerà il leader cinese Xi Jinping

Ventiquattro anni di lacrime e silenzi. Un calvario che rischia di rendere assai imbarazzante per la Casa Bianca il primo incontro tra Barack Obama e il nuovo presidente cinese Xi Jinping previsto per il prossimo 7 giugno. A rendere ancor più complesso un vertice reso già difficile dai numerosi punti di attrito tra la potenza americana e quella cinese arriva ora una lettera. Una lettera di poche righe, ma affilata come una spada. Una lettera in cui le madri delle vittime di Tienanmen descrivono il calvario lungo 24 anni in cui hanno «lottato con lacrime ormai quasi inaridite» e «i silenzi simili ad oscurità infernali». Un calvario che non ha spento la loro voglia di ricordare. Il 4 giugno 1989 salutarono per l'ultima volta i figli massacrati per aver chiesto riforme e libertà al regime. Oggi, 24 anni dopo, tornano a denunciare la cinica, insensibile indifferenza di Pechino e dei suoi leader. L'accorata lettera firmata da 123 madri e resa pubblica da «Human Rights in China» nell'imminenza dell'anniversario di Tienanmen è uno schiaffo a quanti descrivono il nuovo presidente cinese Xi Jinping, come un'icona del riformismo. Ma è anche un devastante colpo basso per Barack Obama costretto a stringere la mano di un compagno Xi in arrivo negli Stati Uniti solo tre giorni dopo l'anniversario del massacro di Tienanmen. Per le madri coraggio quel presidente non è diverso dai suoi predecessori. Anzi forse è addirittura peggio. «Quel che vediamo sono giganteschi passi all'indietro verso l'ortodossia maoista. Xi mescola le cose più impopolari e più esecrabili di questi ultimi trent'anni e chiede alla gente di considerarle alla stregua di fondamentali regole guida. Per questo chi all'inizio guardava a lui e sperava nelle riforme si ritrova ora deluso e disperato – scrivono le firmatarie di una lettera considerata uno dei più coraggiosi segnali di dissenso usciti dal monolite cinese. «Non l'abbiamo mai visto - continua il documento - né riflettere né dimostrare il minimo rimorso per i peccati commessi durante tre decadi di comunismo maoista. E non l'abbiamo mai visto rivolgere la minima critica o mettere sotto accusa qualcuno per questi tre decenni di riforme zoppe». Poi le donne ripercorrono il loro calvario. Descrivono l'oblio a cui sono state condannate. Ricordano l'impermeabile mutismo con cui il regime ha risposto alle 36 lettere indirizzate sin dal 1995 alle autorità cinesi. «A tutt'oggi tutti questi nostri sforzi sono stati vani non abbiamo ricevuto una sola risposta dalle autorità e da un governo che continua fingere di non sentire la nostra voce…. È questo quel che il signor Xi Jinping attuale leader del paese vuole veramente far capire ai parenti delle vittime del 4 giugno?». Ma l'indifferenza e l'allineamento ideologico di Xi non si limitano a Tienanmen. La lettera delle 123 madri dopo aver citato le 202 vittime documentate del 4 giugno 1989 e i 2600/3000 dispersi registrati dalla Croce Rossa ricorda come Xi ignori anche la memoria degli «80 milioni di compatrioti uccisi da quando nel 1949 venne fondata la Repubblica Popolare».
L'ostinato allineamento del compagno Xi ai valori del maoismo non rappresenta comunque l'unico scoglio su cui rischia di naufragare il vertice del 7 giugno. Il primo a ricordarlo è il capo del Pentagono Chuck Hagel che in una dichiarazione rilasciata ieri punta il dito contro le numerose incursioni degli hacker cinesi nei sistemi di armamento statunitensi. «Gli Stati Uniti sanno da dove provengono questi attacchi, dobbiamo essere onesti- ricorda Hagel definendoli - “una minaccia reale e molto pericolosa, insidiosa quanto gli attacchi reali».