E Hollande tace sulla gaffe di Valérie

Il leader francese non commenta l'attacco a Ségolène Royal fatto su Twitter dalla sua nuova compagna, Valérie Trierweiler

Bocca cucita. Non trova le parole il presidente François Hollande per com­me­ntare il messaggio di sostegno al dis­sidente socialista e rivale di Ségolène Royal, candidata ufficiale della gauche nel seggio della Rochelle, postato su Twitter dalla première dame Valérie Trierweiler. «Non risponderò qui» a questa domanda dice il capo di Stato nella conferenza stampa congiunta te­nuta ieri con il presidente del Consiglio Mario Monti.

Concentrato sulla crisi economica europea - ha annunciato che al vertice Ue non accetterà mezze misure-il capo dell’Eliseo finge di non essere distratto dalle vicende interne, pubbliche e private, su cui in realtà è puntata nelle ultime ore l’attenzione della stampa di mezzo mondo. Eppure il tifo della première dame per il dissidente socialista Olivier Falorni ri­schia di provocare grosso imbarazzo politico a Hollande, che alla candidata ed ex compagna di vita Ségolène Royal aveva promesso la presidenza dell’As­semblea nazionale in caso di vittoria nella circoscrizione di La Rochelle, do­ve domenica si voterà per il ballottag­gio.

Le parole in libertà della compa­gna del presidente- il caso è già stato ri­battezzato «Trierweilergate» - rischia­no di guastare la festa della sinistra, da­ta per sconfitta nel seggio in cui la de­stra intende cavalcare la spaccatura puntando sul candidato che ha rotto col Ps. «Chiedo di essere rispettata in quanto donna politica, così come deve essere rispettato il sostegno che mi ri­se­rva il presidente della Repubblica co­me candidata della maggioranza presi­denziale», ha detto ieri Ségolène Royal in un’intervista a Libération.

Intanto il partito socialista viaggia nel secondo turno delle legislative di do­menica verso la maggioranza assoluta, grazie alla quale potrebbe far a meno dei Verdi e del Front de gauche. A de­stra, l’Ump e i suoi alleati porterebbero a casa fra i 210 e i 277 seggi, in media un centinaio in meno di quello che otten­nero nel 2007, sull’onda della vittoria di Nicolas Sarkozy.