Ecco le nonne rock Cantando resuscitano un paese in rovina la storia

Sul palco dell’Eurovision in abiti tradizionali, ma cantano un brano dance: successo mondiale. E il loro villaggio rinasce

Le nonne di Buranovo, la rivoluzione, l'hanno fatta a ottant'anni inventandosi cantanti. Buranovo, anonimo villaggio della Russia rurale a mille chilometri a est degli sfarzi di Mosca, risorge. Tutto merito di questo gruppo di sei vecchiette con i foulard rossi in testa, che senza paura di sembrare ridicole, si sono presentate sul palco dell'Eurovision Song Contest, una sorta di Sanremo europeo, che farebbe tremare le ginocchia a star già affermate.

Le nonne invece non hanno avuto nessun indugio. In primavera si erano presentate a Baku, in Azerbaijan, dove in primavera si svolgeva il Festival, per cantare; lunghe gonnellone e mani da contadine, per presentare al pubblico di oltre centomila telespettatori il loro pezzo. Erano salite sul palco, con tanto di presentazione della valletta di turno, compatte e sicure, si erano schierate in ordine tutte e sei, dai sessanta agli 86 anni, luci puntate negli occhi e qualche dente in meno, con il pubblico un po' dubbioso. Eppure, c'è voluto poco più di un secondo perché la gente capisse che dietro a quegli abiti tradizionali, si nascondeva la scorza di vere e proprie guerriere. Nessuna paura, con quella dolcezza di chi quel canto l'ha provato e riprovato centinaia di volte, di chi nei campi ci passa le ore a cantare in coro, per far passare il tempo, per sentirsi meno stanche. Così, per loro, quel palco deve essere sembrato solo un simpatico passatempo. E allora, Party for everybody, Festa per tutti, cantata in russo ma con un furbissimo ritornello in inglese era già diventato un tormentone al pari di quelli di Lady Gaga.

Un colpaccio da oltre otto milioni di visualizzazioni su You Tube in pochi mesi. E così, le nonnine di Buranovo, fenomeno diventato ormai mondiale, hanno vinto. Non solo al festival, classificandosi seconde, ma hanno trionfato per il paese intero. È questa la storia di come le nonne hanno fatto rinascere un vecchio paese destinato all'abbandono.
Un sogno a occhi aperti per tutti, per le future generazioni. Le nonne coraggiose sono riuscite nell'impresa. Un po' per gioco, un po' con il destino dei nipoti nel cuore. Una trama da film, che ricorda tanto la storia a lieto fine dei sei ragazzi disoccupati di Full Monty reinventati spogliarellisti e diventati famosissimi in Inghilterra. Le nonne russe hanno fatto la storia, come i Buena Vista Social Club di Cuba, così loro, non sentono il peso dell'età, scivolano leggere sul palcoscenico, sorridono, firmano autografi, si fanno prendere le misure per vestiti nuovi per il prossimo tour. Neppure la leader del gruppo, che di anni ne ha ben 86 sembra sentire gli acciacchi, forse è il successo, forse l'euforia di un momento che non credeva sarebbe mai arrivato. Dal successo del festival non si sono più fermate, in tournee per promuovere la loro canzone. E intanto Buranovo da qualche mese non si riconosce più.

Il paesino della Russia orientale, dimenticano e abbandonato dai giovani, destinato - senza l'intervento delle nonnine, all'oblio, è diventato tutto ad un tratto moderno. Tra i monti e le campagne di grano, tra contadini ormai in bancarotta e coltivazioni di funghi, gli abitanti di Buranovo vivono una seconda vita, e il governo della lontana, lontanissima Russia è diventato all'improvviso più vicino, tanto che ha iniziato a investire in paese.

L'amministrazione locale ha dato il via ai grandi lavori, la strada principale è state improvvisamente asfaltata, per la prima volta è arrivata la rete idrica che ha portato acqua corrente nelle case, sono stati messi i lampioni ai margini delle strade e addirittura internet ad alta velocità per la scuola locale. Un villaggio come tanti altri destinato altrimenti al declino. Le Buranovskiye Babushki, nonne di Buranovo appunto, parlano già da star. «Sapevo che prima o poi il nostro paesino sarebbe rinato», spiega commossa Alevtina Begisheva, una delle nonne, di 60 anni che alleva maiali, «Ma certo non avrei mai immaginato che lo avremmo fatto noi cantando in un festival».

Sorridono le nonne, si guardano tra loro, con i denti larghi e gli occhi lucidi. «Ricostruiremo la chiesa che Stalin fece abbattere». «Io ero stata battezzata nel 1930 in quella chiesa. Poi è arrivato lui e ha distrutto tutto per fare spazio alle case degli operai. Noi da allora non abbiamo mai più avuto un luogo in cui pregare. Questo è il nostro sogno, ne abbiamo parlato insieme, vogliamo ridare al paese la sua chiesa». Le nonne non si sono montate la testa.