Egitto, i Fratelli Musulmani aprono al dialogo ma gli scontri continuano

Lacrimogeni contro i manifestanti. I pro Morsi dettano le condizioni per la trattativa

Pronti a tornare a dialogare con l'esercito e con il governo ad interim, ma a condizioni ben precise. I Fratelli Musulmani, che da oltre un mese contestano la deposizione del presidente egiziano, Mohammed Morsi, hanno fatto sapere oggi che un ipotesi di incontro esiste, ma soltanto se saranno soddisfatte alcune richieste.

È il portavoce dell'organizzazione, Gehad el-Haddad, a spiegare alla Reuters i passi necessari per aprire il tavolo dei negoziati. La Fratellanza vuole prima di tutto il "ripristino della legittimità costituzionale". In secondo luogo non è disposta ad accettare una mediazione guidata da Ahmed el-Tayeb. L'imam di al-Azhar, principale istituzione dell'islam sunnita, ha iniziato nei giorni scorsi a muoversi per poter arrivare a un dialogo con le diverse parti.

Se da un lato i Fratelli Musulmani tendono una mano al dialogo, dall'altra non hanno però nessuna intenzione di abbandonare la protesta. Oggi gli organizzatori delle manifestazioni sono tornati a chiedere ai propri sostenitori di scendere in piazza, sicuri di poter portare per le strade "un milione di persone". 

Il 25 agosto inizierà in Egitto il processo a carico di sei leader della Fratellanza. Tra di loro Mohamed Badie e Khairat el Shater, accusati di istigazione all'omicidio per le manifestazioni del 28 giugno scorso, quando morirono otto persone, pochi giorni prima della deposizione del governo egiziano

Restano nel frattempo attivi i campi di Nadah e di Rabaa, da oltre trenta giorni base della protesta dei manifestanti pro-Morsi. Dopo avere promesso uno sgombero in ventiquattr'ore, il governo egiziano ha preso tempo e al momento non è ancora entrato in azione. In molti hanno sottolineato che quando dovesse avvenire le autorità si troverebbero davanti una resistenza non facile da domare.

Al Cairo i manifestanti che chiedono il ritorno dell'ex presidente sono tornati oggi a scontrarsi con chi invece sostiene il golpe dell'esercito. Le forze dell'ordine hanno risposto alle proteste con l'uso di lacrimogeni