Palestinesi in festa: "Morto un criminale"

Hamas e Fatah unite: "Aveva le mani sporche di sangue". Felice anche il rabbino ultrà che lo aveva maledetto

Prima di sprofondare in uno stato vegetativo durato otto anni e terminato ieri con la sua morte all'ospedale Sheba di Tel Hashomer, l'ultimo atto politico di Ariel Sharon quale guida di Israele era stato il sofferto ordine di consegnare la Striscia di Gaza ai palestinesi, costringendo i circa 7500 coloni israeliani che vi si erano stabiliti a tornare in patria. Intendeva così, con un gesto pragmatico che strideva con una storia personale aliena dai compromessi, favorire la pacificazione con gli eredi di Yasser Arafat. Quel gesto coraggioso gli costò una maledizione rituale da parte di un gruppo di rabbini il cui ispiratore, Yosef Dayan, ieri ha detto di «non essere pentito», ed è stato dimenticato dai palestinesi, i cui leader politici lo dipingono dopo la morte semplicemente come «un criminale».

Un criminale «le cui mani grondano del sangue dei palestinesi», ha detto Jibril Rajub, dirigente del partito Fatah il cui leader Mahmoud Abbas (più noto come Abu Mazen) è presidente dell'Autorità nazionale palestinese. Molto simili i commenti della dirigenza di Hamas, il movimento integralista islamico che controlla politicamente la Striscia di Gaza dopo il ritiro voluto da Sharon. Spari in aria di festeggiamento nel campo profughi palestinese di Ain el Hilweh, in Libano. Da Teheran l'epitaffio per Sharon dell'agenzia di stampa ufficiale Fars è altrettanto univoco: «La storia del macellaio di Sabra e Chatila è finita». Più misurate le parole di Mustafa Barghouti, leader del partito di minoranza palestinese Iniziativa Nazionale ed ex ministro: «Nessuno dovrebbe celebrare la morte di qualcuno. Ma purtroppo devo dire che Sharon non ha lasciato bei ricordi ai palestinesi e ha fallito nel raggiungimento della pace con il popolo palestinese».
Il «criminale» che tante volte aveva salvato il suo Paese in guerra come in pace sarà onorato domani alle 14 con un funerale di Stato che si terrà prima presso la Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, e successivamente nel «Ranch dei sicomori», la residenza nel Negev che Sharon amava tantissimo.

Parole di riconoscenza per lui sono giunte dal mondo politico israeliano (Netanyahu nel decretare il lutto nazionale ha ricordato «il valoroso combattente») e dai leader occidentali, Obama e Merkel in testa, così come dal presidente russo Putin.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Dom, 12/01/2014 - 23:04

perfettamente d'accordo con i palestinesi e altri...Palestina libera.

Sapere Aude

Lun, 13/01/2014 - 07:39

E, Bella Napoli, il nipote picchiatello di Gianni, la Boldrinova, si faranno anche loro un tour a Gerusalemme? No, se fosse stato un funerale a Gaza ci si sarebbero fiondati con un largo codazzo di partecipanti col kefiah. Ma l'idea di passare un pomeriggio nel deserto del Neghev li ha dissuasi!