First lady affossate dalle rivolte Ora brilla solo la regina Lalla

La consorte del re del Marocco è l'unica a guadagnarsi ancora applausi e copertine. A differenza delle "colleghe" come Rania o la moglie di Assad

Forse è davvero lei l'ultima principessa dell'islam. Lalla Salma, splendida moglie del Re del Marocco, una delle icone femminili del mondo arabo a guadagnare ancora copertine ed elogi nonostante la crisi dei regimi medio orientali. Tra le «mogli» della Primavera araba, fuggite dalla vita pubblica o dal loro stesso Paese dopo la caduta dei dittatori, Lalla è diventata simbolo di serietà. Lo era già due anni fa, quando la rivista inglese Middle East la inserì tra le 50 personalità più influenti dell'area. Mentre la velocità con cui la moglie di Ben Alì decise di lasciare la Tunisia, portando con sé quanto più oro possibile, fu considerata una delle pagine più buie dell'assolutismo arabo.
Questa settimana il settimanale Jeune Afrique immortala la principessa marocchina in prima pagina: la sua capigliatura, rossa e fluente, è quella di una 35enne che si mostra per ciò che è: una donna del popolo capace di coniugare eleganza, protocolli regali e solidarietà, col fascino della tradizione. Senza risultare sgradevole o, peggio, antipatica. Sorte toccata invece alla bella Rania di Giordania, che dopo un periodo d'oro, in quanto a consensi, è stata sommersa di critiche per i suoi sfarzi incuranti della crisi economica. Per non parlare della moglie di Bashar al Assad, sorpresa a fare shopping sfrenato a Londra mentre il popolo siriano era alla fame e il marito presidente si preoccupava di sedare la rivolta a colpi di cannone.
A rendere Lalla più simpatica delle illustri colleghe, sin dalla sua comparsa nella vita pubblica marocchina, ci sono le origini.
Cresciuta dalla nonna materna in un quartiere popolare di Rabat, è diventata subito un simbolo del popolo. Di umanità. Oltreché di raffinatezza. Essere giudicata l'invitata più elegante del matrimonio tra William e Kate e non scatenare invidie, ma rispetto, col suo caftano. I tabloid la considerano meno esposta delle principesse europee, anche per quella sua volontà di non farsi mai chiamare regina. Nonostante sia stata la prima consorte di un monarca marocchino ad avere il titolo di Altezza Reale.
Da lei, che quando può guidare l'auto per le strade di Rabat lo fa senza autista, un segno di vicinanza alla gente c'è sempre. La discrezione assoluta con cui porta avanti le cause femminili - solo recentemente si è lasciata fotografare con la figlia, durante una campagna di prevenzione dei tumori - fanno il resto. Specie in un Marocco che in quanto a modernità deve ancora fare dei passi.
Quando nel 2011 Lalla parlò all'Onu, nella riunione riservata alle first lady, scelse l'inglese nonostante non fosse ancora così abile. Ci scherzò sopra, citando Shakespeare. Negli anni è diventata anche un punto di riferimento per le altre première dame d'Africa: in Gabon, Costa d'Avorio, Mali e Burkina Faso le donne la adorano. E quando i giornali africani parlano di lei, che pure è molto riservata, triplicano le vendite. Come quando il settimanale Al Jarida Al Oukhra rivelò la sua predilezione casalinga di camminare a piedi scalzi a Palazzo.
Lo fa, e allora?, Rispondono in coro. Partecipa a convegni internazionali su finanza e ingegneria come un qualunque esperto, visto che ha studiato informatica. D'altronde, non le piace restare chiusa a palazzo. Ha preso possesso di uno studio esterno alla tenuta reale, ormai dieci anni fa, - quando fu celebrato il matrimonio pubblicamente, rompendo la tradizione del Paese di mantenere nascoste le mogli reali - e lì si occupa delle sue cause. O di gestire l'agenda. Fitta di viaggi: Irlanda, Cina, Egitto. Con discrezione anche le vacanze in Grecia. E, in incognito, studiare l'itinerario delle passeggiate a Manhattan; con una guardia del corpo, a debita distanza.

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