Fuoco & Fiamma La confusione di Obama sul nucleare di Teheran

Certo Obama è strano. I casi sono due: o è una personalità sperduta e zigzagante che non riesce a tenere la rotta, oppure è talmente sicuro di sè da pensare di potersi permettere quasiasi mossa, tanto lui è Obama. Quest'ultimo sospetto è quasi diventato una certezza sentendo il suo discorso al funerale di Nelson Mandela, dove, dimenticandosi di parlare dell'onorato defunto, ha parlato solo di se stesso.
Ora, non che ci dispiaccia, anzi per niente, che il ministero del Tesoro americano abbia beccato altre compagnie e individui iraniani implicati col loro business nella realizzazione del programma nucleare iraniano. Al contrario, è certo ben fatta la decisione di ieri di aggiungerli alla lista nera delle entità sanzionate, tanto più che il loro nome era stato identificato da tempo. Ma come mai proprio adesso? È un segnale di grande confusione obamiana. Se qualcuno immaginava che il grandioso progetto di un mondo pacificato, in cui Usa e Iran disegnano un futuro di concordia fosse la stella polare cui il presidente intende arrivare sulla sua chiara road map, resta difficile collocare questa decisione in una logica politica conseguente. Siamo a pochi giorni dall'accordo che prevede la diminuzione delle sanzioni in cambio di una serie di misure secondo noi molto discutibili e inefficaci, ma che secondo i P5+1, sono promettenti. La realizzazione dell'accordo che ha al centro la diminuzione dell'arricchimento dell'uranio è fissato per il 15 di gennaio. Come può fare inghiottire nuove sanzioni, oltretutto di origine governativa? Obama è riuscito in un'impresa impossibile, dare ragione al viceministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Non gli si può dar torto quando dice: «Stiamo valutando la nuova situazione, perchè è contro lo spirito di Ginevra». Di fatto, lo è! Non importa se era uno spirito maligno, era quello scelto da Obama cui ora anche il vice ministro ministro degli Esteri russo manda a dire: «Questa lista nera può complicare la realizzazione dell'accordo che propone di alleggerire le sanzioni». Elementare, Obama. Ma il presidente ha qualche motivo per la mossa americana: gli esperti si sono accorti che l'Iran invece di guadagnare dall'alleggerimento previsto 9 miliardi, ne guadagna 20, un po' troppo in cambio di niente. In secondo luogo, il Senato seguita a minacciare nuove sanzioni, e Obama cerca di bloccarlo con una mossa preventiva. In terzo luogo, forse, siamo in presenza di un avvertimento all'Iran, dato che Rouhani non fa nulla per dimostrarsi degno della simpatia occidentale alleggerendo le esecuzioni e le persecuzioni della libertà politica e sessuale. Il presidente degli Stati Uniti forse si sta accorgendo di avere a che fare con un cavallo selvaggio, e tira inutilmente la briglia.


di Fiamma Nirenstein