Giallo sul kamikaze del bus Nel mirino uno svedese poi arrivano le smentite

Per alcune ore ha avuto un nome ed un cognome. Ed un perfetto pedigree del terrore. Secondo le indiscrezioni, rilanciate dai media di Sofia e Gerusalemme, l'autore dell'attentato al pullman bulgaro costato la vita a sette persone sarebbe Mehdi Ghezali, un 32enne di origini algerine cresciuto in Svezia e reduce dal carcere di Guantanamo. Anche se gli 007 svedesi - prima - e il ministero dell'Interno di Sofia - poi - hanno negato che questo professionista del terrore sia Ghezali: «Questa informazione non corrisponde a verità. È scorretto pubblicare notizie senza la conferma del ministero o di altre istituzioni competenti», si legge in un comunicato del ministero bulgaro.
Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto di Burgas sono, in ogni caso, quelle di un perfetto insospettabile. Ha i capelli lunghi fino alle spalle coperti da un vistoso capellino. Sfoggia un paio di chiassosi bermuda a quadroni bianchi ed azzurri. Ciabatta avanti indietro con ai piedi un paio di sandali da spiaggia. Sembra una copia perfetta dei tanti turisti israeliani che ogni estate sbarcano a Burgas e montano sui pullman diretti verso il mar Nero. Invece è l'assassino. Ma quelle immagini dimostrano quanto difficile fosse fermarlo. «Quell'uomo non attira l'attenzione più di tanti altri turisti» ripete da ieri il ministro dell'Interno Tsvetan Tsvetanov. Difficile dargli torto. Nel filmato l'unico particolare sospetto è il nervosismo con cui quel turista bianco con uno zaino in spalla e una borsa da computer in mano torna ripetutamente sui propri passi, guardando e riguardando i tabelloni dell'aeroporto. Ma da lì ad immaginarlo un kamikaze pronto a innescare l'esplosivo nascosto nello zaino ce ne passa. Anche un eventuale controllo dei documenti lo avrebbe probabilmente scagionato.
Dalla carcassa carbonizzata dell'autobus sono emersi i resti di una patente del Michigan, lo stato americano che ospita una delle più numerose comunità arabe e musulmane. La patente riporta come residenza l'indirizzo di un casinò della Luisiana chiamato «Belle of Baton Rouge» ed è probabilmente falsa. Le indagini sulla sua provenienza potrebbero però dir molto sull'organizzazione terroristica responsabile dell'attentato. La preparazione potrebbe esser stata appaltata dei militanti residenti negli Usa proprio allo scopo di renderne più difficile l'individuazione. Ora il problema è capire chi li abbia manovrati. Subito dopo l'attentato il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha puntato il dito contro l'Iran. Una tesi solo parzialmente rettificata ieri quando parlando di «lunga mano iraniana» ha inserito tra i possibili responsabili anche Hezbollah, il «Partito di Dio» libanese considerato una pedina dei pasdaran iraniani. Teheran, accusata di essere il mandante strage, nega con forza ogni coinvolgimento: «L'affermazione infondata di uomini di Stato del regime sionista è tipica del loro metodo, che ha uno scopo politico, ma è segnale di debolezza». Secondo gli investigatori bulgari è in effetti troppo presto per lanciare accuse specifiche: «Siamo solo all'inizio delle indagini e tirare delle conclusioni - ripetono - sarebbe assolutamente sbagliato».
Le accuse israeliane si basano in gran parte sulle tragiche esperienze del passato. Il primo indizio è la data del 18 luglio coincidente con quella dell'attentato alla sede della comunità ebraica di Buenos Aires costato la vita nel 1994 a 85 persone. L'attentato venne messo a segno da un militante libanese di Hezbollah, ma Israele e gli inquirenti argentini considerano Teheran il vero mandante. Dietro la strage di Burgas potrebbe esserci la vendetta per l'eliminazione nel 2008 di Imad Mughnye il capo militare di Hezbollah legato a doppio filo ai pasdaran iraniani, ucciso in un attentato a Damasco. Fino ad oggi il Partito di Dio non è mai riuscito a mettere in atto la «terribile vendetta» promessa dopo quella che viene considerata una delle più sofisticate operazioni messe a segno dal Mossad. Ma nel campo delle vendette anche Teheran ha qualcosa da dire. Negli ultimi anni almeno tre dei suoi scienziati nucleari sono stati uccisi in una serie di attentati attribuiti ai servizi segreti d'Israele. E proprio in Bulgaria è stato sventato a gennaio un attentato contro un pullman di turisti israeliani partiti dal confine turco e diretti verso una località sciistica. In quel caso il Mossad arrivò in tempo e fornì all'intelligence bulgara le informazioni necessarie per sventare l'attentato. Stavolta, invece, hanno fallito anche i segugi israeliani.