Ma Google ci spia? Ora mezza Europa indaga sul colosso

Il Grande Fratello - ovvero l'autorità suprema dello Stato totalitario chiamato «Oceania» che nel romanzo 1984 di George Orwell controlla la vita e i comportamenti dei sudditi - è ormai ridotto al patetico rango di babau. Mai Orwell, per quanto avanti guardasse, vedendovi niente di buono, avrebbe immaginato che un velivolo senza pilota, «guidato» via satellite dal Pentagono, sarebbe riuscito a pizzicare una masnada di talebani intenti a farsi un'orzata in un casolare perso tra le valli intorno a Kabul. Magari poi il drone sbaglia, e non distingue tra una combriccola di talebani e una festa di nozze. Ma anche il drone, come gli umani, non è perfetto. Neppure avrebbe immaginato, il buon Orwell, che un giorno, dall'alto dei cieli, un satellite dall'occhio lungo avrebbe visto se eravate voi, o il vostro avversario, ad avere il 2 di mazze a scopone scientifico. Figurarsi Internet, la rete globale, e dunque la globalizzazione, e l'effetto Grillo, e il mondo intero appecoronato davanti al totem di Google e al vitello d'oro di Internet Explorer.
Si sono infilati così in profondità nelle nostre vite (fai una chiamata col cellulare e sanno dove sei, esci per andare in ufficio e sei stato inquadrato da 190 telecamere, apri il computer e sanno da quanto non ti fai lo shampoo) che il Garante della privacy si è fatto saltare la mosca al naso, finalmente. E in un sussulto preagonico ha aperto un'istruttoria nei confronti di Google Inc., il Grande Fratello californiano, per verificare il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali, e come si legge in un comunicato, «in particolare dei principi di pertinenza, necessità e non eccedenza dei dati trattati nonchè degli obblighi sull'informativa agli utenti e sull'acquisizione del consenso». Detto in soldoni: non è che stiamo esagerando, che l'occhio lungo elettronico si è fatto intollerabilmente lungo e invasivo? E ci voleva il Garante, per farcelo sapere?
L'iniziativa, spiegano le agenzie, non è solo italiana. Essa è stata assunta, come si dice, nell'ambito di un'azione congiunta intrapresa dalla task force, appositamente costituita, composta dalle Autorità per la protezione dei dati di Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna. Un risveglio corale da uno stato letargico, si direbbe.
E come mai così, tutto d'un botto? È successo, spiegano i Garanti organizzati, che tra il marzo e l'ottobre 2012 l'Unione europea ha analizzato la politica di Google in termini di privacy per stabilire se fosse in linea con i requisiti fissati nella Direttiva sulla protezione dei dati. E si è visto che in linea non era. Anche perché uno dice Google (sito che noi stessi abbiamo compulsato due volte, prima di scrivere il presente articolo, sapendo di esserci consegnati mani e piedi, per un momento, al Big Brother di Mountain View, California) e non sa, o sa, ma non gli viene in mente, che Google vuol dire anche Gmail -posta elettronica- e YouTube e Google maps.
Di qui la richiesta dei Garanti a Google di adottare, entro 4 mesi, una serie di modifiche ritenute necessarie per assicurare la conformità dei trattamenti alle disposizioni vigenti. I quattro mesi sono passati, il 19 marzo le parti si sono viste, ma finora gli gnorri di Google continuano a fare i pesci in barile, sostenendo che tutto va bene e loro mai si sono sognati, eccetera eccetera. «La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci - ha risposto il colosso del web tramite un suo portavoce -. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse Autorità garanti della privacy coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro».
Che dire? Che forse è un po' tardi, e che la protesta a petto in fuori dei garanti avrà lo stesso effetto che ebbe la decisione di mettere porte di ferro alla chiesa di Santa Chiara dopo che ne erano stati sottratti gli ori. Il che vuol dire che continueremo a essere spiati, intercettati, sfruculiati elettronicamente, ma con maggiore garbo. Per esempio, nessuno saprà mai la marca del vostro shampoo alla camomilla. Parola di Google.