Hollande tenta l’inciucio per paura della Le Pen

ParigiLe percentuali di domenica hanno indicato i nomi (e i partiti) che si sono qualificati al secondo turno delle legislative francesi meno della metà dei candidati ed eleggendo al primo colpo solo 35 deputati su 577. Per ora 22 seggi al Ps, 8 all'Ump, 1 ai Verdi, 1 centristi di destra (in forza all'Ump), 2 alla sinistra apparentata col Ps, 1 alla destra che supporta i neogollisti.
Il dato nazionale dei singoli partiti è invece spendibile solo in tv. Ieri il segretario neogollista Jean-François Copé sottolineava ottimisticamente che sono poco più di 674 mila i voti di differenza tra socialisti (29,21%) e Ump (26,62%). Ma è più una questione di immagine che un dato utile a stabilire chi ha vinto queste «politiche». Ai fini dell'elezione in Assemblea nazionale, e dunque della costruzione della maggioranza parlamentare, contano gli scontri locali. Quelli che solo il voto di domenica prossima, scandito dalle macroaree che vedono protagonisti soprattutto candidati Ps e Ump, potrà definire. Al ballottaggio si va in due o tre. Eventuali appoggi saranno dunque fondamentali. Prendiamo l'esempio dei Pirenei, che vede in bilico la rielezione di François Bayrou. Il centrista è arrivato terzo, con una discreta percentuale, il 24% locale nella circoscrizione di Pau. É dietro una combattiva candidata Ps e un uomo dell'Ump, che non rinuncia al secondo turno come auspicato dai Modem. Bayrou rischia così di uscire dall'Assemblea, al punto che ieri ha ammesso l'errore: «Ho pagato il mio appoggio a Hollande nelle presidenziali».
Stesso discorso sul Pas-de-Calais, dove a Hénin-Beaumont Marine Le Pen ha vinto il primo turno, socialisti secondi e terzo Mélanchon del Front de gauche. Lo strepitoso 42,36% locale di «Bleu Marine» dovrà essere confermato e superato a fronte dell'alleanza delle sinistre, al secondo turno tutte contro di lei. «Bleu Marine» potrebbe comunque farcela. Sommando i voti contro la sua candidatura, viene fuori un pari, perciò la sfida è da giocare. Paradossalmente, il suo 13,77 nazionale non conta ai fini dell'ingresso in Assemblea. Per lo stesso discorso applicato a Bayrou: se arrivi terzo, anche se hai una buona percentuale complessiva come partito al primo turno, al ballottaggio il tuo candidato rischia di perdere. E anche con una buona percentuale, si resta fuori dall’Assemblea in favore di candidati Ps e Ump.
Il sistema delle legislative penalizza sempre i partiti minori, ecco perché entrare in Parlamento anche da sola sarebbe per Le Pen&C. un piccolo successo. Il Front National è riuscito a portare 61 candidati al secondo turno. Per 32 di loro la sfida sarà triangolare, contro Ps e Ump, quindi durissima da superare. Contro il «rischio» di elezione possibile di due deputati «Bleu Marine», i socialisti ieri hanno chiesto un patto all'Ump per fare «barriera comune» contro il Front national: ritirando un candidato Ps (giunto terzo) e spianando la vittoria ai neogollisti in una circoscrizione, Martine Aubry ha chiesto che l'Ump ricambi il favore. Risposta: no grazie.
Dunque via agli scontri diretti. Il Ps può ancora sperare nella maggioranza assoluta, ma lo stato del partito di Hollande è pessimo. Il candidato dissidente Olivier Falorni, a cui il Ps ha chiesto di ritirare la propria candidatura, denuncia: «É come ai tempi dell'Urss». Per questo, dopo essersi classificato secondo a soli tre punti da Ségolène Royal, ha deciso di sfidarla ancora domenica. Il duello, nonostante il tentativo di Hollande di convincere il dissidente al ritiro, e l'invito molto poco diplomatico del partito a sostenere Ségo, è aperto.
Se non c'è stata la débacle neogollista, al secondo turno l'Ump potrebbe crollare. La tenuta percentuale, 30,8 con i satelliti alleati, è merito del segretario che per l'intera campagna ha dovuto fare i conti con le ambizioni di Francois Fillon, l'ex premier candidato nella Parigi «bene». Circoscrizione sicura. Fillon vive di rendita dopo i cinque anni di governo. Ma la smania di guidare l'Ump ha destabilizzato la battaglia di Copé per le legislative. L'eventuale insuccesso dei neogollisti al ballottaggio potrà essere usato da Fillon per dire: bisogna cambiare. Il congresso ci sarà in autunno. Già ieri c'era chi scriveva, come l'ex direttore del Monde, Jean-Marie Colombani, oggi al timone di Slate, che potremmo assistere a un ritorno di Sarkò.
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