I «Fratelli musulmani» dichiarati terroristi

Il Cairo Almeno 18 esponenti dei Fratelli musulmani sono finiti in carcere all'indomani della decisione del governo egiziano di dichiarare la Fratellanza Musulmana un'organizzazione terroristica. Il comandante in capo dell'esercito, generale Abdel Fattah al-Sisi, l'uomo che guidò la deposizione dell'ex presidente Mohammed Morsi, ha promesso di combattere il terrorismo e stabilizzare il Paese, ormai profondamente spaccato.
Le autorità egiziane hanno anche vietato la pubblicazione e distribuzione del quotidiano Libertà e giustizia, organo dell'omonimo braccio politico dei Fratelli musulmani. Finisce così nuovamente nella clandestinità il movimento islamico che, dopo sessant'anni trascorsi fuorilegge, aveva conquistato il potere con le libere elezioni tenute nel 2011 alal caduta di Mubarak.
Il fatto di dichiarare il movimento islamista un gruppo terroristico rischia però di radicalizzare ulteriormente il movimento, dando voce a quei gruppi della sua vasta rete di base che sono più estremistici.
«Non preoccupatevi e non abbiate paura, l'esercito si sacrificherà per l'Egitto. Sapremo eliminare» il terrorismo», ha detto Sisi in una cerimonia militare, poche ore dopo l'ennesimo attentato dinamitardo. «Non permetteremo a queste azioni terroristiche di avere ripercussioni su di voi. Se desiderate la libertà e la stabilità, che non si ottengono facilmente, allora dovete confidare in Dio, nel vostro esercito e nella polizia», ha aggiunto.
Sisi, la cui popolarità è aumentata vertiginosamente da quando ha spodestato Morsi, ha detto che le sue truppe hanno la capacità di rendere l'Egitto «stabile, sicuro e moderno». Martedì scorso un attentato kamikaze in un città nel Delta del Nilo, Mansoura, ha ucciso almeno 15 persone e ieri una bomba è esplosa vicino a un autobus al Cairo, ferendo cinque persone. Le parole di Sisi seguono di 24 ore la decisione del governo di considerare la Fratellanza Musulmana un movimento terroristico.
L'attentato a Monsoura è stato rivendicato da un gruppo jihadista legato ad Al Qaida ed è stato condannato dalla Fratellanza, ma le autorità hanno ugualmente deciso di usare il pugno duro contro il movimento politico islamista, considerandolo in realtà un alleato del movimento terrorista islamico fondato da Osama bin Laden e guidato oggi dall'egiziano Ayman al-Zawahiri, che risulta alla macchia probabilmente in Pakistan.