I missili che vincono tutte le guerre da 20 anni

Già pronte decine di Tomahawk. Vecchi e "lenti" ma imprendibili. Nota dolente: costano fino a 1,5 milioni l'uno

Il contesto tattico ed operativo in cui gli americani potrebbero muoversi per colpire la Siria diventa di ora in ora più chiaro. Nel caso di un intervento armato l'inizio sarà dal mare. Nel corso delle ultime settimane la marina Usa ha aumentato il numero di cacciatorpediniere classe Burke da tre a quattro. E tutte queste unità, che hanno la capacita di trasportare e lanciare 96 testate, sono attrezzate con vettori BGM-109 (il missile subsonico da crociera conosciuto come Tomahawk). Non si hanno informazioni sulla eventuale presenza di un'unità sottomarina classe Ohio. Tuttavia anche alcune di queste unità sono state modificate per lanciare i Tomahawk, possono trasportarne sino a 130. E di norma sono solite presentarsi sul campo di battaglia senza squilli di tromba. Ecco allora che questo missile, diventato leggendario con la Prima guerra del Golfo (durante la quale ne furono lanciati 228), torna sulla ribalta della geopolitica internazionale.

Di suo sarebbe un'arma vecchiotta: la progettazione iniziò negli anni '70, ad opera della General Dynamics, quando si pensava di utilizzarlo con testata nucleare di deterrenza contro l'Unione Sovietica. Entrati in servizio dal 1983, i Tomahawk sono vettori atipici. A differenza di altri missili non fanno affidamento sulla velocità. Volano ad «appena» 880 chilometri orari. Insomma, teoricamente potrebbe raggiungerli e abbatterli persino un aereo della guerra di Corea (il Mig 15 era più veloce). A farli decollare infatti è una carica di propellente solido, ma appena in volo allargano le ali e vengono spinti da un motore a reazione (un turbofan) simile a quello di un piccolo jet. Il loro vantaggio tattico è però dato dall'essere guidati da una rete di geolocalizzazione e dal loro sistema Tercom (Terrain Contour Matching). In soldoni un radar altimetro che confronta il terreno sorvolato e una mappa programmata nel sistema di guida e li fa volare bassissimi. Diciamola in un modo che farebbe rizzare i capelli in testa a qualsiasi tecnico: è una V1 intelligente che sfugge ai radar, più potente e che va più lontano.

Detto questo non ci sono dubbi, si tratta di un'arma di efficacia collaudata. Un vero mito (complice anche il nomignolo azzeccato), all'interno del pur variegato e invidiato arsenale americano. Ma se verrà usata contro le forze governative siriane quale sarà l'effetto? Il Tomahawk può essere attrezzato con diverse testate, da quelle antibunker a quelle a sub-munizioni. Si tratta di armi di precisione (ogni missile costa un milione e mezzo di dollari) che possono mettere sottosopra i sistemi di comando e controllo di Damasco, annichilirne la rete radar, eventualmente devastare i palazzi del potere. Persino far saltare in aria i depositi di armi chimiche (disperdendo nell'ambiente il contenuto). Però questo non impedisce ai reparti governativi di guadagnare terreno nei combattimenti casa per casa. O di lanciare granate d'artiglieria al gas nervino.

Commenti

cgf

Gio, 29/08/2013 - 16:22

Usarli sarebbe l'occasione buona per comprarne altri più moderni, che occasione ghiotta la Siria, vero?