Israele libera prigionieri per la pace

GerusalemmeIl premier Benjamin Netanyahu ha detto che rilanciare i colloqui di pace è un interesse strategico per Israele. L'ufficio del rais palestinese ha dichiarato che «I dettagli devono ancora essere formalizzati». Uno stanco John Kerry ha annunciato venerdì che fra una settimana funzionari palestinesi e israeliani si incontreranno a Washington per dare forma a un accordo sulla ripresa di colloqui diretti, bloccati dal 2010. A parlare, finora, è stato anche il responsabile per gli Affari strategici israeliano, Yuval Steinitz. L'annuncio fatto ieri dal ministro alla radio israeliana sembra essere la prima indicazione che qualcosa si starebbe muovendo. Israele sarebbe pronto a rilasciare prigionieri palestinesi, tra loro anche detenuti di grosso peso, incarcerati per aver portato a termine attacchi e attentati. Per la leadership palestinese la scarcerazione di detenuti è una delle condizioni per la ripresa delle trattative. Dalla Cisgiordania, il funzionario palestinese Ahmed Majdalani ha rivelato che il governo israeliano avrebbe assicurato la liberazione - graduale e soltanto dopo l'avvio di colloqui - di 350 prigionieri, alcuni incarcerati prima degli accordi di Oslo del '93. Israele non ha accettato però le altre condizioni per il ritorno ai negoziati: il congelamento delle costruzioni nelle colonie in Cisgiordania e la definizione dei confini del 1967 come base delle trattative, ha aggiunto nel suo intervento Steinitz. Secondo il Wall Street Journal, però, Kerry avrebbe dato garanzie ai palestinesi su questi punti e Netanyahu potrebbe dare il via alla liberazione dei prigionieri già prima dell'incontro di Washington.
Nell'incertezza sui dettagli, il segretario di Stato, dopo sei viaggi nella regione, ha ottenuto comunque un successo che già molti analisti, in Israele, invitano a trattare con cautela. Qualcuno ricorda le rivelazioni di stampa dell'inizio del 2011: in realtà il negoziatore palestinese Saeb Erekat e l'inviato di Netanyahu Yitzhak Molcho - che voleranno a Washington col ministro della Giustizia israeliano Tzipi Livni - sono già stati protagonisti di faccia a faccia meno pubblicizzati. Non saranno i due leader a sedersi allo stesso tavolo.
A preoccupare, ora, c'è la tenuta delle due leadership: le frange della destra più radicale della coalizione di Netanyahu hanno già minacciato d'abbandonare il premier. A Ramallah, venerdì, i vertici palestinesi si sono divisi sui termini del ritorno al negoziato ed è già arrivato il rifiuto di Hamas, il gruppo islamista palestinese che controlla Gaza e che si oppone alla leadership in Cisgiordania: «Non riconosciamo Abu Mazen come negoziatore legittimo».