Per gli italiani paure e paradossi «Pensavamo ci facessero la festa»

Più di duecento gli italiani in gara a Boston. Perchè gli italiani sono un po' ovunque, soprattutto alle maratone. Tanti volti, tante storie, tanta paura per tutti. «Ho sentito un botto, ho visto il fumo bianco e ho pensato che gli americani fanno sempre le cose in grande e che ci fosse una festa per i maratoneti che stavano arrivando...». Davide Caparini, deputato della Lega Nord e maratoneta di lungo corso non si è reso conto subito di cosa stesse succedendo un chilometro più avanti. D'altronde chi arriva in fondo a una maratona non è mai lucidissimo. Ma non c'è voluto molto a rendersi conto di ciò che stava succedendo in Copley Square. Quando all'ultimo chilometro vedi la gente che torna indietro urlando e scappando capisci che non si tratta di una festa. E sono momenti di panico. «Certo, paura - racconta Luca De Luca che a Boston era con il suo gruppo di Smarathon una onlus che raccoglie fondi per l'atrofia muscolare spinale - io avevo già finito, ero appena rientrato in hotel che è li a duecento metri dal traguardo e ho sentito le esplosioni. Ho capito dopo pochi minuti cosa era successo perchè la hall dell'albergo si è riempita di poliziotti e non ci hanno fatto più uscire». Una città surreale passato in un secondo dalla festa all'incubo. «C'erano poliziotti, agenti dell'Fbi, ambulanze e pompieri in ogni angolo - racconta Cristian Belpedio un triatleta salernitano - impossibile fare più un passo». E soprattutto impossibile mettersi in contatto con gli amici che stavano correndo. Per qualcuno è stata una vera e propria odissea. «Sono riuscita a tornare nel mio albergo ieri sera alle 21 - racconta l'avvocato Adriana Calabrese - Stava correndo come al solito abbastanza piano e al 31mo chilometro la polizia ci ha fermato. Prima ci hanno portato in una sala convegni di un college poi con un bus in una sala conferenze. E siamo rimasti li ad aspettare...».
A tutti gli italiani è arrivato il ringraziamento dell'ambasciatore americano a Roma David Thorne «per l'immediata reazione di grande affetto» all'attentato alla maratona di Boston. «É un giorno molto triste per noi americani - scrive Thorne - Ma come ha detto il presidente Obama, noi bostoniani siamo gente tenace, quindi andiamo avanti»Aruz