Italiani spariti, mistero sulla cattura e anche sul rilascio

I due tecnici italiani spariti dieci giorni fa a Damasco sono riapparsi, sani e salvi, in un albergo della capitale. Secondo la Farnesina erano stati «fermati» da un gruppo di ribelli e il governo siriano ha annunciato di averli «liberati» in un quartiere di Damasco infiltrato dagli insorti. La verità sarebbe abbastanza diversa: i due sono stati rapiti perché scambiati per amici del regime e lasciati ritrovare dai governativi, dieci giorni dopo, grazie all'intervento dei servizi segreti nostri o di altri paesi che ci hanno fatto un favore.

La notizia della «liberazione» non è giunta dalla Farnesina, ma da Damasco. Gli italiani inghiottiti dal caos siriano sono Oriano Cantani, 64 anni, che vive in Piemonte e il romano Domenico Tedeschi, 36, ed entrambi lavorano per una ditta subappaltatrice di Ansaldo energia. Ripresi e intervistati ieri mattina della tv di stato siriana su un divano dell'hotel Sheraton della capitale, sembrano in buone condizioni, anche se dimagriti e un po' tesi. Cantani indossa una camicia e Tedeschi, con la barbetta, seduto al suo fianco, porta una t-shirt.

Il più anziano raggiunto telefonicamente dall'agenzia di stampa Agi ha detto che stanno bene, «ma è stata abbastanza dura». Erano stati fermati sulla strada verso l'aeroporto da un gruppo di sei armati con il volto coperto, che sembravano ragazzini. «Chi ci ha rapiti? Lo vorremmo sapere anche noi - ha detto Cantani -. La situazione è molto confusa». Per i governativi si trattava di «terroristi». Gli ostaggi hanno confermato di essere stati spostati in «varie case» e che prima della «liberazione» hanno sentito gli echi di una violenta battaglia. «Avevamo molto paura perché non capivamo nulla», hanno spiegato gli ostaggi. Proprio ieri l'esercito siriano ha ripreso il pieno controllo di al-Hajar al-Aswad, uno degli ultimi sobborghi della capitale ancora infiltrato dagli insorti.I due italiani sono stati «liberati» il giorno prima, verso mezzogiorno. Con tutta probabilità gli insorti li hanno volutamente abbandonati in cambio di soldi e perché erano stati informati che non si trattava di supporter del regime. I governativi sapevano dove cercare e hanno sfruttato il «rilascio» trasformandolo in «liberazione».

«La squadra militare che è arrivata sul posto era molto professionale. - secondo gli italiani -. Non hanno esitato. Ci hanno trovato dicendo di stare calmi, che adesso eravamo al sicuro». L'agenzia di stato Sana ha aggiunto: «I due uomini hanno riferito di essere stati trattati malamente durante la loro prigionia».

La Farnesina, che negli ultimi tempi è sempre più chiusa nell'informare sui casi spinosi di sequestri, anche dopo il rilascio degli ostaggi, ieri ha fatto una pessima figura continuando a non fornire notizie. Quando i media siriani già intervistavano i due italiani, il ministero degli Esteri si ostinava a non confermare il rilascio. Solo dopo il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha ammesso che seguiva la vicenda fin da notte fonda.

L'impressione è che alla Farnesina non avessero la situazione sotto controllo oppure volessero semplicemente silenziare la notizia. Mossa azzardata tenendo conto che era stata la tv siriana ad annunciarla nella notte. Forse si tentava di coprire l'ovvio coinvolgimento dei servizi che in qualche maniera hanno convinto i ribelli, non certo «nemici» dell'Italia, a rilasciare i due tecnici. Poi bisognava recuperarli informando i governativi, magari attraverso gli amici dell'intelligence russa, per evitare sfracelli.

Non si pretende che la Farnesina racconti tutti i retroscena, ma neppure che si chiuda a riccio con la solita scusa della delicatezza del caso e incolumità degli ostaggi, che si erano già ripresi allo Sheraton di Damasco.

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