Juan Carlos lascia a Felipe: "È pronto, è una speranza"

Nel discorso alla tv nessun cenno agli scandali, ma il voto euroscettico ha penalizzato i partiti fedeli alla monarchia: "Abdico a una generazione giovane pronta alle riforme"

Juan Carlos consegna al premier Mariano Rajoy le carte per l'abdicazione

Infine ha ceduto. Dopo avere escluso, ancora nel settembre scorso, l'ipotesi dell'abdicazione, ieri Juan Carlos I di Borbone ha preso atto della sua crescente impopolarità e, dopo 39 anni di regno, ha rinunciato al trono a favore del quarantaseienne figlio Felipe, principe delle Asturie. Nel discorso di addio alla tv, non ha fatto cenno né ai recenti scandali che hanno coinvolto lui e la famiglia reale, né alla sua salute malferma, ma solo a motivi di opportunità politica. «È ora - ha detto - di lasciare il passo a una nuova generazione pronta a fare le riforme e ad affrontare le sfide per aprire una nuova era di speranza. Mio figlio incarna la stabilità e l'istituzione monarchica, ha la maturità per regnare e aprire una nuova fase e avrà il pieno sostegno della moglie Letizia (nota per le sue idee repubblicane e di recente, secondo voci di corte, non più in grande armonia con il consorte, ndr)». E poi ha ringraziato tutti, dal popolo spagnolo alla moglie Sofia, per il sostegno che gli hanno dato.

Sembra che il re abbia preso la decisione di lasciare già nel gennaio scorso, in occasione del suo compleanno, e l'abbia comunicata in gran segreto al primo ministro Rajoy e al capo dell'opposizione socialista a marzo. Aveva avuto da poco lo choc di un sondaggio, secondo il quale il 62% degli spagnoli chiedevano la sua abdicazione e ormai solo il 49,9% si professavano di fede monarchica (contro il 43% di repubblicani). La eco dello scandalo della partita di caccia all'elefante in Botswana con la presunta amante Corinna Saytn-Wittgenstein, costata 39.000 dollari in piena fase di austerità e conclusasi sciaguratamente con una rottura dell'anca continuava a perseguitarlo, nonostante le scuse presentate in televisione. Intanto, stavano diventando sempre più imbarazzanti le vicende giudiziarie di suo genero Iñaki Urdangarin, accusato di appropriazione indebita di fondi statali, che coinvolgevano pesantemente anche sua figlia Cristina. Perché, poi, abbia atteso altri cinque mesi per mettere in atto il suo proposito, e abbia scelto proprio l'indomani delle elezioni europee per farlo, non è ben chiaro: forse si è lasciato impressionare dal pessimo risultato dei due grandi partiti, il Ppe e il Psoe, che lo avevano sempre sostenuto, e dal successo di Izquierda Unida e del nuovissimo «Podemos», espressione degli indignados, che mettono addirittura in discussione l'istituto monarchico, chiedono rumorosamente un referendum per la sua abolizione e stanno organizzando manifestazioni in questo senso.

In effetti, la successione del Principe delle Asturie, che dovrebbe prendere il nome di Filippo VI, non sarà automatica. Per una peculiarità della Costituzione del '75, che fa specifico riferimento a Juan Carlos come re, il passaggio di consegne dovrà essere sanzionato da una apposita legge, che il premier presenterà oggi a un Consiglio dei ministri straordinario. Con l'attuale composizione delle Cortes, in cui il Ppe ha la maggioranza assoluta, non ci saranno problemi per la sua approvazione. Filippo, comunque, è stimato e rispettato dalla gente, negli ultimi tempi è stato sempre più coinvolto negli affari di Stato (al momento dell'annuncio si trovava in visita in Salvador) e ha - nel momento in cui Barcellona preme per separarsi dalla Spagna - il grande vantaggio di parlare benissimo il catalano. Nell'insieme, dovrebbe essere in grado di preservare la monarchia per un'altra generazione, e di non fare rimpiangere suo padre.