Yelemessov: "Kazakistan chance storica per le aziende italiane"

L'ambasciatore al Giornale: forti vantaggi per gli investitori e libero accesso al nuovo mercato comune con Russia e Bielorussia

Porte spalancate agli investitori italiani, ritiro dall'Afghanistan delle nostre truppe attraverso il Kazakistan e passaggio di testimone dell'Expo da Milano ad Astana. L'ambasciatore kazako a Roma, Andrian Yelemessov, era finito nel ciclone del caso Shalabayeva, ma oggi rilancia i rapporti con il suo Paese soprattutto per le opportunità economiche. Non risponde sulla successione al presidente Nursultan Nazarbayev, al potere da sempre in Kazakistan e sugli strascichi giudiziari del caso Shalabayeva.

Ambasciatore, il Kazakistan si sta impegnando per attrarre sempre più nuovi investimenti stranieri. Quali sono gli incentivi?

«Il Kazakistan è un mercato molto attraente per gli investitori stranieri compresi gli italiani. Nel 2013 il Pil è aumentato del 6%. E le previsioni indicano che dal 2014 al 2018 la crescita effettiva dell'economia sarà del 6-7%. I meccanismi di sostegno statali sono molteplici: l'investitore può ottenere l'esenzione dal pagamento dei dazi doganali, contributi sui terreni pubblici, privilegi fiscali per un massimo di 7 anni e agevolazioni industriali.

Non solo: in Kazakistan sono state create dieci zone economiche speciali. Ognuna di queste aree ha una sua peculiarità, ovvero un elenco di settori prioritari di sviluppo, come ad esempio la zona “Ontustik” a Shymkent impegnata nel settore tessile. In queste zone speciali la merce ha accesso libero e diretto al mercato comune del Kazakistan, Russia e Bielorussia con 170 milioni di consumatori».

Per le ditte italiane quali sono gli spazi più favorevoli di penetrazione?

«Tra i settori prioritari sostenuti dal governo ci sono "l'energia pulita", la robotica, le nanotecnologie, l'ingegneria genetica in agricoltura e la tecnologia aerospaziale. In Kazakistan sarà costituito un settore dei servizi ad alta tecnologia nel campo geologico, ingegneristico, di informazione e comunicazione, nonché per la produzione e manutenzione di reattori e centrali nucleari».

Ieri è stata firmata l'unione economica euroasiatica. Un'alternativa allo strapotere economico cinese e all'Unione Europea?

«La partecipazione del Kazakistan come fondatore della Comunità Economica Eurasiatica non è un'opzione a qualche cosa o a qualcuno. È un evento storico, una scelta a favore dello sviluppo stabile ed efficace del nostro Paese. Tramite la Russia e la Bielorussia ci si avvicinerà di più all'Europa e diminuiranno le distanze per una collaborazione già affermata con i partner italiani».

Milano passerà il testimone dell'Expo al suo Paese. Siete pronti?

«Per ”Expo 2017" il governo del Kazakistan ha stanziato 1,25 miliardi di euro. La superficie del complesso espositivo ad Astana sarà di 174 ettari. La Repubblica del Kazakistan si prepara a realizzare l'Esposizione internazionale al più alto livello».

Il suo Paese è territorio di transito per il ritiro italiano dall'Afghanistan?

«Sì, il Kazakistan metterà a disposizione il proprio territorio per il transito del personale e dell'equipaggiamento militare italiano nell'ambito dell'operazione delle forze internazionali in Afghanistan. Le truppe italiane trasporteranno il materiale militare per via aerea e ferroviaria. Entro la fine del 2014 faranno lo stesso Stati Uniti, Germania, Spagna e Gran Bretagna».

Lo sfruttamento del grande giacimento di Kashagan con una forte partecipazione dell'Eni sembra un po' congelato. Qual è la situazione?

«Il problema del giacimento di Kashagan risiede nella sua unicità. È unico dal punto di vista del volume delle riserve (oltre 30 miliardi di barili) e per la sua complessità tecnica. Per questo motivo abbiamo attirato le migliori aziende tra cui l'italiana Eni. L'estrazione di petrolio è iniziata nel settembre 2013, dopo diversi anni di ritardo, ma è stata sospesa a causa di fughe di gas nelle condotte. Nel mese di aprile di quest'anno si è riconosciuto che sarà impossibile far funzionare il giacimento nel 2014. Molto probabilmente dovranno essere sostituire tutte le condotte danneggiate. Il governo del Kazakistan spera che l'estrazione di petrolio riprenderà alla fine del 2015».

Commenti
Ritratto di Giuseppe.EFC

Giuseppe.EFC

Ven, 30/05/2014 - 09:28

Pecunia non olent. Meglio i soldi che tanti, inutili, discorsi ideali. Del resto, Machiavelli era italiano

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Ven, 30/05/2014 - 11:27

Perfettamente d'accordo,con queste opportunità(chi è nel settore,lo sapeva da almeno 10 anni...).Quello che mi fa "imbestialire",con la disoccupazione al SUD che rasenta livelli da paura(che alla fine viene "mantenuta" in qualche modo dal "SISTEMA"),"governi","sindacati", e "confindustria",non siano MAI usciti,con un PIANO per lo sviluppo del ns SUD,se non con la vecchia(e collaudata),medicina dell'"assistenzialismo" a pioggia,che ai fini della conta dei voti,conta!!

Ritratto di Dragon_Lord

Dragon_Lord

Ven, 30/05/2014 - 13:35

il SUD è il + grande voto di scambio del mondo

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Ven, 30/05/2014 - 13:39

Agli americani, i "liberatori"(hahaha) non piacerà e quindi tutto verrà perduto.

Raoul Pontalti

Ven, 30/05/2014 - 15:39

Le dichiarazioni dell'ambasciaoire dimostrano ad abundantiam che non serviva dare il culo sputtanandoci al cospetto dell'Europa e del mondo con il caso Shalabayeva, la donna che con la figlia fu "venduta" (regalata per la verità) da servi sciocchi dello Stato convinti di compiacere un governo "amico" e quindi il proprio stesso governo. Ciò detto la carità pelosa che ci offre il Kazakhstan per il ritiro dall'Afghanistan ci interessa relativamente: un volta in Kazakhstan come rientrano i mezzi più che il personale (il quale può essere evacuato per via aerea) della nostra missione afghana? o via Russia interamente in treno o per via stradale fino in Italia o via Mar Nero(ma se la Russia fa il voltafaccia siamo fregati) oppure via Caspio-Azerbaijan-Georgia e quindi Mar Nero ma in questo caso conviene evitare l'Uzbekistan dove la corruzione è alle stelle e la pretesa uzbeka di ispezionare ogni container ha il sapore della tangente richiesta per accelerare i controlli e quindi scegliere la via turkmena con imbarco a Turkmenbashy (che dispone di grande terminal per container) per Baku (Azerbaijan) appare soluzione migliore ed economica. La migliore soluzione per ovviare all'incertezza della via per Karachi (Pakistan che spesso ostacola o vieta i transiti, attacchi dei Talebani, congestione delle poche vie di transito dei convogli, continui posti di blocco, etc.) anziché la prospettata via kazaka o anche turkmena (ancorché non disprezzabile come detto quest'ultima) è la via iraniana: Herat e relativa provincia (dove si trova il grosso del nostro materiale da rimpatriare) sono collegate con ottime strade all'Iran che a sua volta ha strade eccellenti e quindi si può scegliere di far giungere il materiale ad un porto iraniano sul Golfo dell'Oman o del Golfo persico oppure in Turchia sul Mar Nero o addirittura in Italia per via esclusivamente terrestre attraverso l'Anatolia e i Balcani. Pare che gli USA si stiano accordando con gli Iraniani in tal senso, potremmo a maggior ragione accordarci anche noi con buona pace dei Kazaki.

angelomaria

Ven, 30/05/2014 - 15:54

tra i piu'corrotti al mondo ochhio alla penna!!!!

angelomaria

Ven, 30/05/2014 - 15:56

illusi se credete d'aver olio o gas!!!