Lì dove i nostri nonni hanno combattuto

Nel ’41 le divisioni Pasubio, Torino e Celere avanzavano proprio nelle stesse zone teatro degli scontri di questi giorni

Nelle roccaforti filorusse, presidiate da miliziani armati, nell'Est dell'Ucraina i nostri nonni hanno combattuto aspre battaglie durante la seconda guerra mondiale.

Le immagini dei blindati e delle barricate fanno tornare alla mente una sorta di «amarcord» di guerra. Donetsk, la «capitale» della rivolta separatista si chiamava Stalino ed è stata conquistata dalla divisione Celere. I reggimenti della Pasubio combatterono casa per casa a Gorlovka, dove la polizia ucraina è passata con i filo russi. A Lugansk, una delle prime città in rivolta, cominciò la controffensiva dell'Armata rossa che chiuse in una tragica sacca i nostri alpini in ritirata dal Don.

Nel 1941 il comando tedesco accelerò l'avanzata verso il bacino del Donbass, ricco di miniere, cuore odierno dell'insurrezione armata contro Kiev. La città principale, Donetsk, si chiamava Stalino non tanto in onore al dittatore sovietico, ma grazie alle sue acciaierie. In russo «stal», soprannome del sanguinario rivoluzionario georgiano, significa acciaio. Nell'ottobre 1941 le divisioni Pasubio, Torino e Celere avanzavano nell'Ucraina orientale assieme alle Camicie nere. Mussolini aveva spedito sul fronte orientale, al fianco dei tedeschi impegnati nell'operazione Barbarossa, un intero corpo di spedizione. Stalino/Donetsk fu conquistata abbastanza facilmente e gli italiani rimasero per mesi in città gestendo lo scalo ferroviario.

Su YouTube, come per la guerra della disinformazione di oggi, esistono falsi filmati della battaglia. Qualche decina di chilometri più a nord, a Gorlowka, oggi in mano ai filorussi, la resistenza sovietica fu temibile e lo scontro con i soldati italiani feroce. Nell'abitato di Nikitovka l'80° reggimento della divisione Pasubio rimase circondato dai fucilieri dell'Armata rossa dal 6 al 12 novembre 1941. La battaglia ci costò centinaia di vittime fra morti e feriti.

L'anno dopo i soldati italiani arrivarono in soccorso della 17esima armata tedesca in difficoltà a Izium, dove i sovietici avevano sfondato il fronte. Martedì le colonne di blindati ucraini sono penetrate verso le roccaforti filorusse nella regione di Donetsk proprio da Izium. La cittadina era l'ultima fermata della tradotta, o meglio dei carri merci, che portava gli alpini dall'Italia verso il fronte del Don.

Nell'odierna Lugansk i filorussi hanno occupato i primi edifici pubblici saccheggiando l'arsenale della centrale dei servizi segreti ucraini. Nel 1942, quando arrivarono le truppe tedesche, si chiamava Voroshilovgrad. In zona prestava servizio il capitano d'artiglieria Benedetto De Beni. L'ufficiale salvò dalla persecuzione nazista le sorelle ebree Sara e Rachel Shirayev Turok, che furono aggregate alle truppe italiane nelle cucine da campo. Nella primavera del 1943 riuscirono ad arrivare in Italia dove De Beni le nascose vicino a Bergamo. Il capitano fu deportato in un campo di concentramento tedesco e nel 1996 ottenne il riconoscimento di «Giusto fra le nazioni».

L'area di Lugansk/Voroshilovgrad è la regione dove iniziò la riscossa dell'Armata rossa, che chiuse in un enorme sacca i soldati italiani e liberò l'intera Ucraina il 28 ottobre 1944.