Il Labour: «Freno alle bollette» Le società: «Vi lasciamo al buio» Il colosso

«Le vostre bollette saranno congelate e milioni e milioni di famiglie e di attività ne beneficeranno. Ecco cosa intendo io per governo che si batte per voi». E ancora: «Alle società non piacerà perché costerà loro dei soldi. Ma hanno fatto pagare alle persone così tanto, per così tanto tempo, perché il mercato non funziona. Ora serve un reset». Musica per le orecchie del contribuente inglese. L'ha composta e suonata il leader del Labour Ed Miliband, nel suo discorso al Congresso del partito in corso a Brighton, ma ai colossi dell'Energia britannica, nella culla del libero mercato, è suonata come un urlo ai timpani.
Tony Blair aveva avvisato: per vincere serve posizionarsi al centro ed evitare virate a sinistra. Non è un caso che «Ed il rosso» abbia sempre avuto come suo mentore il rivale di Blair, l'ex premier Gordon Brown. Le parole pronunciate da Miliband al Congresso, la promessa cioè di congelare i prezzi di gas ed elettricità per venti mesi, fino al 2017, dovesse diventare lui premier nel 2015, sono ormai per i «nemici» - stampa e analisti conservatori in testa - un remake anacronistico del «socialismo di Stato», il ritorno alla carica dello studente di Oxford cresciuto a pane e Capitale (il padre era un sociologo marxista), l'inizio di «un nuovo populismo di sinistra» anche per i vicini di area come i commentatori del Guardian.
Quel che è certo è che l'ex delfino di Brown, ministro dell'Energia dal 2008 al 2010, fratello di David (pupillo di Blair e suo ministro degli Esteri) che battè nella corsa alla leadership del partito, tre anni fa, proprio per la sua linea più a sinistra, con le sue parole ha scatenato un putiferio e aperto una guerra che non ha precedenti con i Big Six, i colossi dell'Energia, i quali minacciano ora di staccare la spina e di imporre un black out, per ritorsione, alla Gran Bretagna, primo consumatore europeo di gas. D'altra parte all'indomani del suo annuncio, il prezzo delle azioni di Centrica, che controlla British Gas, è sceso del 4 per cento in Borsa e l'amministratore delegato Roger Carr commentava indignato: «Così la società sarà condannata alla rovina». Intanto anche la Southern Electric Swalec (See) perdeva il 3,6%. Oltre un miliardo di euro andati in fumo. E Neil Woodford, uno dei principali fund manager del Regno Unito accusa: «Questo è vandalismo economico. È folle, oltre che fondamentalmente disonesto, suggerire all'elettorato che i prezzi dell'energia e del gas siano dove sono perché le società se ne approfittano. I margini sono rimasti gli stessi, il ritorno di capitale identico». Poi la minaccia: «Se Centrica e See non potranno fare profitti fornendo elettricità al mercato al dettaglio, allora non ne forniranno. Le luci si spegneranno, l'economia chiuderà».
«È un illetterato economico», insiste il deputato conservatore Douglas Carswell. In realtà quella di Miliband appare come una mossa a effetto, deliberata, per far tornare a parlare di sé, replicare alle critiche di una leadership debole, premere sull'acceleratore dell'economia per convincere gli inglesi che sarà lui a salvarli da tasse e bollette. Un ritorno a sinistra, sì, quello che qualche mese fa Tony Blair, sulle pagine del settimanale New Statesman, sconsigliava alla sinistra internazionale. Ma Ed tira dritto per la sua strada. Non a caso a Brighton ha promesso di aumentare il salario minimo e i sussidi per l'infanzia. È ora di mettersi in moto: il Labour, in meno di dodici mesi, nei sondaggi ha perso almeno dieci punti. I Tory sono alle costole (ora sono al 34% contro il 37 della sinistra, dice l'ultimo sondaggio del Sunday Times), se non addirittura alla pari, come rileva YouGov. Miliband finge di infischiarsene: «I sondaggi vanno su e giù mentre quel che continua a crescere è il costo della vita per le famiglie britanniche». Ma poi a Brighton si scatena.


Multinazionale britannica che fornisce gas ed elettricità in Gran Bretagna e Nord America. Opera anche sotto il nome commerciale di British Gas. È quotata alla Borsa di Londra