Lady Zara, da sartina senza nulla a milionaria della moda low cost

A 11 anni smette di studiare, a 13 inizia a cucire. A 31 col marito fonda Inditex inventando abiti a basso costo. E conquista il mondo: il gruppo ora vale 16 miliardi

Negli anni Sessanta (poi sono arrivati gli altri, gli imitatori)chi pensava a un paio di jeans pensava automaticamente a una marca: i Levi's. È stato così per una nota carta assorbente da cucina; e così fu per quella saponetta che evocava la luce ed era la saponetta di «nove stelle su dieci». Ma che una marca di abbigliamento, tra i giovani, e soprattutto fra le signorine, potesse imporsi anche dopo gli anni Ottanta, quando sembrava che tutto fosse stato inventato, questo è uno di quei miracoli commerciali, sorretti da lampi di fantasia e di gusto, ovvero di genio, che riescono a pochissimi.

Una camicetta, una gonna, un paio di pantaloni che uniscano due qualità principali: il taglio accattivante e un prezzo basso, talvolta sfacciatamente basso, talaltra così basso da far venire i nervi alla concorrenza, inalberano nel mondo intero, in genere, un'etichetta con un nome che sembra pensato apposta per incastarsi nella memoria: Zara.
La fantasia, insieme con un senso rabdomantico per gli affari e per i gusti dei giovani, erano la prerogativa mayor di una señora che si chiamava Rosalia Mera Goynechea, meglio conosciuta come «lady Zara», co-fondatrice dell'impero tessile spagnolo Inditex insieme con l'ex marito Amancio Ortega. Donna così importante, e ricca, e di successo, e così nota nel mondo da far dire a qualcuno che negli ultimi vent'anni la Spagna ha espresso solo tre grandi individualità: Alonso, Almodovar e lei, «lady Zara».
Rosalia Mera Goynechea è morta l'altra sera all'ospedale di La Coruña, in Galizia, dove era stata trasferita dalle Baleari su un'eliambulanza. Un arresto cardiocircolatorio come conseguenza di un'emorragia cerebrale gravissima. Aveva solo 69 anni, Rosalia Mera, ma aveva già messo insieme una fortuna stimata in quasi 5 miliardi di ero. Quattro virgola sette, per la precisione. L'unica spagnola presente nella classifica 2013 della rivista Forbes; al 195esimo posto tra le persone più ricche al mondo e al 66esimo tra le donne più potenti.

Originaria di La Coruña, Rosalia Mera cominciò a lavorare come sarta a 11 anni e poi come disegnatrice di moda nella piccola impresa familiare fondata con l'ex marito nel 1975. Da allora, è stata un'escalation sensazionale. Da La Coruna, anno dopo anno, l'incrociatore da battaglia denominato «Zara» ha solcato i cinque mari del «pronto moda» diventando il principale impero tessile europeo.

Del gruppo (1571 negozi sparsi nel mondo) Rosalia Mera («la señora, come i suoi dipendenti la chiamavano) deteneva attualmente il 6,99% del capitale. Da subito, l'idea produttiva vincente fu questa: coniugare la realizzazione veloce e flessibile del pronto moda a costi bassi, anche a scapito della qualità, non sempre eccelsa. Spendere poco e vestirsi alla moda, con capi disegnati da squadre di giovanissimi stilisti e destinati ogni volta a fare un effettone. Banale, vero? Però bisognava pensarci. La «señora» ci aveva pensato.

Sua erede (erede anche del 5 per cento del gruppo farmaceutico Zeltia, oltre che di produzioni cinematografiche e intraprese immobiliari)sarà la figlia Sandra, psicologa e consigliera della madre. Marcos, il secondogenito, nato con una paralisi cerebrale, aveva portato lady Zara ad impegnarsi a favore dei bambini più sfortunati attraverso la «Fondaciòn Paideia» da lei creata.

La fama e la ricchezza non avevano modificato il suo stile di vita, improntato a una sobrietà autentica. Non c'era snobismo nel suo recarsi al lavoro in autobus, nel suo andare al cinema persa tra la gente comune, o in una delle tante tabernas del centro storico de La Coruña per un aperitivo: tapas y cañas.

Sostenitrice degli «Indignados», lady Zara si era pronunciata recentemente contro i tagli alla sanità e alla pubblica istruzione decisi dal governo conservatore di centro-destra: «Se risparmiamo nel settore della salute, dell'infanzia, dell'educazione ci stiamo facendo un pessimo favore», aveva dichiarato nel maggio scorso. Ricca come Paperone, ma amata per la sua semplicità, la sua umanità, la sua inclinazione al sociale, come si dice oggi. Sicché non dovrebbe stupire se domani, dietro il suo feretro, sfileranno in migliaia.