Fra le lamiere 80 morti Il macchinista sul web: «Che spasso la velocità»

Una strage dovuta alla velocità. Più del doppio di quella consentita in quel punto.
Che il deragliamento all'entrata della stazione di Santiago de Campostela del treno Alvia 130, partito da Madrid e diretto a Ferrol, si sarebbe rivelato grave lo si capiva già dalle prime informazioni, arrivate poco prima delle 22.00 di mercoledì sera. Il bilancio è di 80 morti e 178 feriti, di cui 36 in gravi condizioni (quattro di loro sono bambini). Ed è destinato a salire, ha fatto sapere il governo galiziano, mentre arrivava la notizia che a bordo c'era un gruppo di giovani italiani. Uno di loro, un giovane originario della Sicilia ma residente all'estero, potrebbe essere tra le vittime, secondo informazioni non confermate in via ufficiale fino alla prima serata di ieri.
È illeso invece il macchinista che guidava il convoglio, il 52enne Fernando José Garzon Amo, che da trent'anni lavora per la Renfe, la compagnia ferroviaria iberica, e da più di un anno era stato assegnato a quella tratta. L'uomo è sotto inchiesta dell'autorità giudiziaria e in stato di fermo in ospedale, dopo che sono state escluse le ipotesi iniziali di attentato o di guasto tecnico al mezzo. Che, ha dichiarato il presidente di Renfe Julio Gomez-Pomar Rodriguez, era «in perfetto stato di manutenzione».
È successo tutto per l'alta velocità: il treno viaggiava a 190 chilometri all'ora, in un tratto in cui il limite massimo è di 80, meno della metà. Aveva cinque minuti di ritardo rispetto ai tempi previsti, e chissà se è per questo che il macchinista ha ecceduto così tanto. Di certo è per questo che, attorno alle 20.42, all'altezza di un viadotto, le prime quattro carrozze sono deragliate, schiantandosi contro il muro.
Pochi, terribili secondi, registrati in immagini che ieri hanno fatto il giro del mondo. «Un'esplosione potente, un rumore come se fosse una bomba», hanno raccontato i primi superstiti dell'incidente.
Come ha rivelato il sito del quotidiano El Mundo, non era la prima volta che Garzon Amo guidava a forte velocità: a marzo del 2012 aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto di un tachimetro del treno puntato sui 200 chilometri all'ora.
Non sappiamo se si trovasse in quel momento in un punto in cui tale velocità fosse consentita. Ma a chi commentava stupito «frena!» o «attento che ti becca la polizia», specificava: «Sono nei limiti, non posso correre di più altrimenti mi multano». Poi aggiungeva, spavaldo: «Il contachilometri non è truccato». E ancora, nell'ultimo commento a quella foto: «Che goduria sarebbe affiancare la polizia e poi superarla facendole saltare il radar».
Questa volta c'era la velocità ben oltre i limiti, e c'era l'esperienza, che però non è servita ad evitare la tragedia. Se ne rende conto lo stesso Garzon Amo, che pochi minuti dopo lo schianto, durante una comunicazione con i soccorsi prima di essere estratto dalle lamiere, dice: «Somos humanos! Somos humanos! (Siamo umani! Siamo umani!)», e aggiunge che «se ci sono dei morti me li porterò sulla coscienza». Poi, come ha rivelato una coppia di sposi alla televisione spagnola Tve, «quando ci siamo avvicinati per aiutarlo a uscire ripeteva: “Voglio morire, voglio morire“».
Sul treno, otto carrozze in tutto, viaggiavano 218 passeggeri, oltre all'equipaggio. Il premier Mariano Rajoy, giunto a Santiago de Compostela assieme al ministro dello Sviluppo Ana Pastor, ieri (dopo la gaffe del suo primo tweet, che è stato copincollato direttamente da quello del terremoto in Cina, compreso il riferimento alla popolazione asiatica) ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.
twitter: @giulianadevivo