L'Egitto adesso spera nel Ramadan

Il CairoLe facce sui cartelloni pubblicitari che tappezzano il Cairo non sono quelle dei politici di cui si parla nel Paese. Sono quelle degli attori delle decine di serie televisive che iniziano oggi, primo giorno di Ramadan, mese del digiuno sacro per i musulmani. Sulle emittenti private - tra i notiziari che raccontano disordini, violenze, morti e battaglie politiche - passano pubblicità di cibi e bevande da consumare nelle sere di Ramadan, quando le famiglie trascorrono molto tempo assieme, a casa, davanti alla tivù.
Il mese del diguno in Egitto è un'occasione di festa: dopo l'Iftar, il pasto della rottura del digiuno, al tramonto, la città si anima. Le famiglie si scambiano inviti, si esce fino a tarda notte nei vicoli del Cairo islamico, si mangia e si veglia fino alle prime luci dell'alba, quando ricomincia il digiuno. Quest'anno, però, molti storici caffè del centro sono chiusi, le serrande abbassate. La megalopoli del Cairo, città che non si ferma mai, in cui è facile, nei quartieri più popolari, trovare un barbiere aperto magari alle tre del mattino, è diversa. Alla vigilia di Ramadan, non sono poi così tante le bancarelle che vendono i «fanous», le tipiche lanterne da appendere nei giorni del mese sacro. L'atmosfera di festa è adombrata dalle notizie di scontri intestini, fra fazioni antagoniste ma pur sempre egiziane, tra musulmani. Resta la speranza che il Ramadan possa indebolire la polarizzazione, cancellare le violenze. Il mese sacro nella storia islamica è stato spesso, non sempre, un momento di tregua durante guerre e battaglie.
In Egitto si spera anche se non si trova un compromesso. Davanti a Rabaa Al Adawiya, la moschea attorno alla quale da giorni i sostenitori del deposto presidente islamista Mohammed Morsi si ritrovano per difendere «la sua legittimità», gli altoparlanti ripetono canzoni di Ramadan, le lanterne sono appese, qualcuno balla in una giornata che, dopo le violenze delle ultime ore, si annunciava pericolosa. All'alba di lunedì, la Guardia repubblicana ha sparato uccidendo oltre 50 civili, sostenitori di Morsi. I dettagli degli eventi non sono ancora chiari e le parti si scambiano accuse. L'esercito ha chiesto agli egiziani di lasciare le piazze, ma in un gesto di sfida i Fratelli musulmani hanno indetto ieri un ennesimo giorno di protesta. Lo hanno chiamato il giorno «del milione di martiri», anche se ieri in serata la piazza islamista sembrava tranquilla, nel suo deciso rifiuto degli sviluppi politici. Hezam El Beblawi, economista liberale, ex ministro delle Finanze durante i mesi della giunta militare nel 2011 e membro del Partito social democratico nato dalla rivoluzione, è stato nominato primo ministro. Il Premio Nobel Mohammed ElBaradei è vice presidente. «Stanno richiamando il passato, non hanno creatività, sono divisi tra loro», ha detto al Giornale Hamza Zawba, portavoce del braccio politico del Fratelli musulmani, il partito Giustizia e Libertà, riferendosi alle forze politiche che stanno lavorando con i generali. La presidenza ha inoltre annunciato in una dichiarazione costituzionale che entro quattro mesi l'Egitto voterà in un referendum una nuova Carta fondamentale e che elezioni parlamentari e presidenziali seguiranno subito dopo.

Commenti
Ritratto di genovasempre

genovasempre

Gio, 11/07/2013 - 19:36

aUGURO AGLI EGIZIANI DI NON SERVIRSI DA QUESTO MACELLAAIO aprile 23, 2013 L’uomo ha deciso di uccidere la propria moglie poichè continuava a disobbidirgli e, come se non bastasse, l’ha fatta in mille pezzi. Eseguito questo lavoro, ha messo in vendita la carne della propria moglie nella sua macelleria facendola passare per carne di agnello e vendendola a 27 euro al chilo. Un suo cliente, dopo aver notato qualcosa di strano tra la carne esposta, ha deciso di chiamare la polizia. L’assassino è stato prontamente arrestato dalle forze dell’ordine locali, che hanno confermato si trattasse di carne umana.