Egitto, gli scontri non bloccano l'affluenza al referendum costituzionale

I seggi riaprono. Undici morti negli scontri di ieri. Questa mattina una bomba a mano alle porte del Cairo

Un gruppo di elettori in coda davanti a un seggio nel distretto di Maadi

Alle sette di questa mattina (ora italiana) hanno riaperto in Egitto i seggi dove da ieri la popolazione sta votando per decidere della nuova Costituzione, riscritta sulla base del testo approvato a dicembre 2012, quando al governo c'era ancora il partito della Fratellanza Musulmana, guidato da Mohammed Morsi.

La Carta costituzionale precedente aveva ottenuto il 64% di preferenze nel Paese. L'affluenza era stata però ristretta, non avendo superato il 33% degli aventi diritto al voto, che sono circa 53 milioni. Diversa la situazione ieri, nonostante il boicottaggio organizzato dai Fratelli Musulmani.

La giornata di ieri si è svolta tra sotto il controllo dell'imponente apparato di sicurezza mobilitato dal governo. Nonostante questo sono undici i morti certificati negli scontri che si sono sviluppati in diverse aree del Paese, tra manifestanti legati al vecchio governo Morsi e forze di polizia. Un attentato ha colpito il palazzo di Giustizia di Imbaba, al Cairo, danneggiando la facciata dell'edificio. 246 persone sono state arrestate ieri, altre 78 oggi.

Oggi una bomba a mano ha colpito una scuola a Giza, alle porte del Cairo. L'istituto è utilizzato in questi giorni come sede elettorale. Nella stessa zona elementi armati hanno attaccato i seggi elettorali, nel distretto di Ossim. Gli uomini sono stati messi in fuga dalla polizia. Non si hanno notizie di vittime.

Nel pomeriggio le forze dell'ordine hanno chiusto piazza Tahrir, luogo simbolo delle proteste che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak prima e poi di Mohammed Morsi, per evitare assembramenti. Migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo a sostegno dei militari.

Il risultato del referendum, dal quale ci si aspetta l'approvazione della nuova Costituzione, non ha soltanto un valore nell'immediato. Molti vedono in questa chiamata alle urne la prova generale per le prossime elezioni presidenziali. Un "sì" potrebbe spingere l'attuale ministro della Difesa e capo delle forze armate, il generale al-Sissi, a rompere definitivamente le riserve sulla sua candidatura. Secondo un recente sondaggio Gallup, nove egiziani su dieci vedono nei militari l'unica alternativa al caos.