Londra: "Litvinenko avvelenato da Lugovoy"

Svolta nel caso dell'ex agente del Kgb ucciso nel novembre scorso da una dose di polonio 210 somministratagli in una tazza di tè. La procura inglese incrimina l'ex collega della spia russa. Mosca: niente estradizione

Londra - La procura della Corona britannica ha incriminato ufficialmente ieri l’ex agente del Kgb Andrei Lugovoy della morte del collega Alexander Litvinenko, avvelenato nel novembre scorso dal polonio 210. L’annuncio è arrivato del tutto inatteso, dopo che le indagini effettuate da Scotland Yard si erano concluse da più di due mesi, e rischia di innescare una crisi diplomatica molto grave tra Londra e Mosca. In una conferenza stampa, sir Ken MacDonald, direttore della Procura, ha comunicato di aver già informato sul caso l’ambasciatore russo a Londra. «Ci aspettiamo dal governo di Mosca piena collaborazione », ha dichiarato MacDonald che nel corso della conferenza stampa ha spiegato di avere prove sufficienti per accusare Lugovoy dell’assassinio di Litvinenko.

Ex spia russa in esilio a Londra insieme alla famiglia, «Sasha», com’era conosciuto tra gli amici, era un oppositore del regime di Putin. L’ex collega Lugovoy è stato tra le ultime persone ad averlo incontrato prima che Litvinenko si ammalasse. Secondo la polizia inglese lo avrebbe ucciso facendogli bere una tazza di tè avvelenato, in un hotel di Mayfair dove i due si erano visti nel novembre scorso. Litvinenko era morto in un ospedale londinese tre settimane più tardi e aveva avuto il tempo di accusare il presidente russo Putin. Mosca aveva liquidato le accuse come ridicole ed aveva aperto un’inchiesta a sua volta. Agenti di Scotland Yard erano poi volati nella capitale russa,mala collaborazione era risultata piuttosto complicata.

Adesso, il mandato di cattura nei confronti di Lugovoy e la richiesta di estradizione perché venga sottoposto ad un processo in Gran Bretagna rendono la situazione decisamente esplosiva. Soprattutto perché il Cremlino ha già fatto sapere che non ci pensa neppure ad estradare Lugovoy in quanto sarebbe del tutto incostituzionale consentire l’estradizione di un cittadino russo perché questi venga giudicato da un tribunale straniero. E fino a prova contraria, Lugonoy è a tutti gli effetti un cittadino russo. La reazione di Mosca era peraltro prevedibile dato che la Russia non ha mai sottoscritto la convenzione internazionale europea sull’estradizione del 2001. Nei mesi passati lo stesso rifiuto era stato opposto anche per il separatista ceceno Akhmed Zakayev e il milionario Boris Berezovsky, entrambi coinvolti nel caso Litvinenko. Lungi da accettare una simile risposta la procura britannica non si dà per vinta. «Ho ritenuto opportuno decidere per un’incriminazione - ha aggiunto ieri il direttore della Procura britannica - edho dato istruzioni ai nostri legali perché il signor Lugovoy possa venir estradato al più presto inmododa essere sottoposto al giudizio di un tribunale britannico per questo crimine di straordinaria gravità».

Una richiesta decisamente scomoda prima di tutto per lo stesso governo Blair che certo avrebbe preferito mantenere relazioni più morbide con i colleghi russi. Tanto che, secondo le indiscrezioni del domenicale News of the World, la responsabile del Foreign Office, Margaret Beckett, avrebbe tentato fino all’ultimo di far pressione sulla Procura per bloccare l’incriminazione. Maora che la frittata è fatta, il governo inglese è costretto ad assecondare il procuratore. «Un omicidio è un omicidio - ha dichiarato un portavoce di Blair - e la natura di questo crimine è veramente molto grave. Nessuno dovrebbe dubitare della serietà con cui stiamo trattando il caso». Per ora nessun commento su quale sarà la reazione del governo di fronte al rifiuto di Mosca. «Ovviamente abbiamo legami importanti economici e politici, ma il nostro dialogo con la Russia non ci farà dimenticare che la legge internazionale deve essere rispettata. Quindi procederemo in questa direzione».

E mentre la vedova di Litvinenko ha espresso soddisfazione per la mossa della procura britannica, dalla Russia, Lugovoy si proclama innocente e annuncia importanti rivelazioni. «Non ho nulla a che fare con la morte di Litvinenko e posso provarlo con i fatti» ha detto l’uomo che ha lavorato nelle file del Kgb fino agli anni Ottanta diventando poi un importante uomo d’affari senza però mai interrompere i rapporti con il Cremlino.