Netanyahu: caro Papa, venga a Gerusalemme

Città del Vaticano Benyamin Netanyahu aspetta papa Francesco a Gerusalemme, in Terra Santa. E al momento del congedo in Vaticano, dopo 25 minuti di colloquio, ha lasciato che fosse la moglie Sarah a ricordare l'invito al Pontefice.
Il secondo giorno della visita a Roma del premier israeliano è stato segnato prima dall'incontro con Francesco, poi dal vertice intergovernativo con «l'amico Enrico» Letta, che ha rafforzato la collaborazione con Roma suggellata da 12 accordi.
Ma Netanyahu è ripartito per Israele senza quelle date della visita papale che forse aveva sperato di poter annunciare dopo aver auspicato pubblicamente il viaggio già ieri alla Sinagoga di Roma: su quella due giorni - si parla del 25 e del 26 maggio 2014 - non c'è stata infatti nessuna conferma dalla Santa Sede dopo l'udienza.
Il colloquio con Bergoglio si è incentrato sopratutto sul processo di pace in Medio Oriente che ha tenuto banco, come atteso, anche nel summit intergovernativo con Letta. Con Netanyahu che ha ribadito, ancora una volta, la volontà del suo Paese di raggiungere un'intesa con i palestinesi. Ma non senza una nota polemica: «Vedremo presto se questa è anche la volontà della controparte...». «Spingiamo» per la pace e «dopo un 2013 con passi avanti, speriamo che il 2014 sia l'anno della svolta», ha replicato Letta, confermando la solida amicizia con Israele.
Amicizia scandita anche da toni molto confidenziali, con il premier italiano che si è rivolto più volte al collega israeliano usando il suo diminutivo «Bibi», rassicurandolo che per Roma la sicurezza di Israele «non è negoziabile». Parole che arrivano in un momento delicato, con Netanyahu che non nasconde l'ira per l'accordo sul nucleare iraniano a Ginevra.
Il premier israeliano parla di Teheran come di un «regime tirannico» fonte «di grandi tragedie», e torna a invitare a non farsi ingannare dal nuovo corso di Hassan Rohani, fatto di «slide, inglese e sorrisi»: un'Iran con la bomba atomica rappresenta un pericolo non solo per Israele ma per il mondo intero, Europa compresa, ha avvertito. Letta ha affermato di comprendere i «timori», tenendo però il punto sulla posizione dell'Occidente e dell'Italia: Roma «guarda con cautela ma con fiducia al processo diplomatico e negoziale iniziato a Ginevra», ha ripetuto, ricordando comunque che l'obiettivo resta la «denuclearizzazione militare» dell'Iran.