Obama riforma il sistema delle intercettazioni. Ma assicura: "Continueremo a spiare i governi"

Il presidente: "Le proposte di riforma della Nsa presentate oggi dovrebbero dare agli americani una maggiore fiducia sul fatto che i loro diritti sono protetti. Limiti, ma continueremo a spiare i governi"

Dopo lo scandalo del Datagate (in America conosciuto come Nsagate), che per mesi ha suscitato clamore in tutto il mondo, Obama corre ai ripari e annuncia la fine dell’attuale programma di raccolta dei dati telefonici della National Security Agency (Nsa) e delle altre agenzie. L’intelligence dovrà ottenere l’autorizzazione del tribunale segreto prima di poter registrare e conservare i dati telefonici. Con questa mossa la Casa Bianca cerca dunque di frenare l'ampio potere e la vasta rete di controllo dei servizi segreti, con una riforma volta ad assicurare la sicurezza dei cittadini garantendo al contempo la privacy. Questa, almeno, è l'intenzione annunciata dal presidente che, nella conferenza stampa nella sede del Dipartimento di giustizia, non scarica ma difende il lavoro degli 007: "Attraverso la storia americana, sin dalla sua nascita, l’intelligence ha sempre difeso la sicurezza e la vita di tante gente. Durante la guerra mondiale, e dopo ci ha difeso da nuove minacce".

Obama, com'era inevitabile, tira un colpo al cerchio e uno alla botte: "Lo spionaggio elettronico ha impedito svariati attacchi e salvato vite innocenti, non solo negli Stati Uniti, ma nel resto del mondo". E se "l'intelligence non può funzionare
senza segretezza, il che rende il lavoro delle spie meno soggetto al pubblico dibattito, è anche aumentato il rischio di un’eccesiva invadenza dello Stato". "I progressi della tecnologia consentono alle agenzie di intelligence di "ammassare enormi quantità di dati" che possono portare all’identificazione di minacce. "Ma la raccolta e l’archiviazione da parte del governo di tale quantità di dati crea anche le condizioni per un potenziale abuso".

Nel suo intervento il presidente ha chiesto la creazione di una nuova commissione che faccia da garante del pubblico nei casi affidati a una speciale corte segreta che regola la raccolta dell’intelligence. Un passaggio è dedicato a Edward Snowden, la talpa del Datagate: "C’e una inchiesta in corso, dunque non mi soffermo sulle azioni di Snowden o sulle sue motivazioni", ha tagliato corto Obama, senza risparmiargli una stoccata: "Il modo con cui Snowden ha diffuso le informazioni in suo possesso ha creato spesso più polemiche piuttosto che far luce".

Il presidente ha annunciato che d’ora in poi le agenzie di intelligence Usa limiteranno a casi eccezionali lo spionaggio delle comunicazioni dei leader dei Paesi alleati. Non ha detto evitare (o cancellare) ma limitare. E' comunque un passo avanti, anche se difficilmente quantificabile: "Ho chiarito alle agenzie di intelligence che non terremo sotto controllo le comunicazioni dei leader dei governi dei Paesi alleati, a meno che non ci sia una causa che riguardi da vicino la sicurezza nazionale. Gli uomini e le donne della comunità d’intelligence, inclusi quelli della Nsa, hanno costantemente seguito protocolli pensati per proteggere la privacy di persone ordinarie", ha detto Obama. Quello svolto dalla Nsa è un "lavoro difficile il cui successo non viene ripotato ma il cui fallimento può essere catastrofico".

"Sulla raccolta dei metadati - annuncia il presidente - serve un nuovo approccio. Per questo ordino una transizione che porrà fine al programma Section 215 di raccolta di metadati come esiste adesso e crea un meccanismo che preserva le capacità necessarie senza che il governo ne abbia la custodia". Poi però ha messo in guardia tutti: "Le sfide alla privacy non vengono solo dai governi, anche le grandi corporation seguono i nostri comportamenti e archiviano le informazioni". Pur riconoscendo, subito, che "gli standard per la sorveglianza da parte del governo devono essere più alti".

Nel discorso sulla riforma della Nsa Obama ha fatto un lungo excursus sulla storia, spesso oscura, dello spionaggio delle amministrazioni americane sui cittadini degli Stati Uniti: "Non sarei qui oggi senza il coraggio di dissidenti come Martin Luther King, spiato dal suo stesso governo". Infine Obama ha chiesto ai vertici dell’intelligence e al segretario alla Giustizia Eric Holder di far rapporto entro il 28 marzo su dove e come affidare il database della sorveglianza elettronica sulle telefonate raccolta dalla Nsa: Nel frattempo mi consulterò con le commissioni competenti del Congresso per cercare la loro luce verde".

Intanto torna a farsi vivo Julian Assange, guru di Wikileaks: "È imbarazzante vedere un presidente degli Stati Uniti parlare per 45 minuti per non dire nulla, veramente imbarazzante". In diretta tv sulla Cnn dall’ambasciata ecuadoriana a Londra l'australiano boccia la riforma della Nsa illustrata da Obama. "Non avrebbe fatto nulla oggi se non ci fossero state le rivelazioni di Snowden. È stato trascinato a questa piccola riforma a forza di calci e urla. Poi ha detto che non c’è stato alcun abuso della Nsa, ma questo è falso".

Guarda la conferenza stampa di Obama

Commenti
Ritratto di OraBasta

OraBasta

Ven, 17/01/2014 - 18:50

Ma questi "curiosoni" devono sapere tutto di tutti? A che scopo? Non era meglio che spiavano un po meglio quelli che hanno tirato giù le torri gemelle?

sea

Ven, 17/01/2014 - 19:45

E triste constatare che quella che una volta era la patria " delle liberta'" e del "sogno americano" ora sta diventando un regime con aspetti dittatoriali che vede se stesso al di sopra delle regole. E' stato detto da uno statista americano : " se il governo ha paura del popolo vuol dire che c'e' liberta' , se il popolo ha paura del governo c'e' dittatura "

Gyro

Ven, 17/01/2014 - 21:22

Voglio Snowgate presidente degli USA, anche se il mio sogno è vedere un nativo Americano alla presidenza degli USA, lo meriterebberò anche solo per il genocidio subito. Poi pessima idea quella di dire che continueranno a spiare, ora i Qaedisti useranno i pizzinni, come faceva Bernarndo Provenzano!