Obodo torna in libertà,blitz di polizia e soldatiIn manette i tre rapitori

Il calciatore del Lecce rapito sabato è stato liberato con un blitz congiunto di polizia e soldati: arrestati tre presunti rapitori. Obodo: "Ringrazio Dio"

"Ringrazio Dio. Ora non posso dire nient’altro, soltanto grazie a Dio". Sono queste le prime parole di Christian Obodo dopo la liberazione: il centrocampista del Lecce è stato tratto in salvo ieri grazie a un blitz compiuto da forze di polizia e soldati. Il fratello Kenneth ha assicurato che "non è stato pagato alcun riscatto".

Gli agenti di polizia che hanno liberato il calciatore rapito sabato hanno arrestato diversi sospetti sequestratori. Per il momento il portavoce della polizia dello Stato del Delta, Charles Muka, non ha voluto aggiungere dettagli sull'operazione, soprattutto su come le autorità siano riuscite a trovare e liberare il giocatore, in vacanza nel suo Paese natale. Secondo i media nigeriano, però, le agenzie di sicurezza avrebbero "battuto" le trasmissioni dei cellulari per riuscire a rintracciare i sequestratori. I rapitori, che non si sono mossi dallo Stato del Delta mentre tenevano Obodo in ostaggio, avevano subito contattato la famiglia del calciatore subito dopo il sequestro per chiedere un riscatto di oltre 187mila dollari.

In Nigeria i rapimenti sono molto diffusi. Lo scorso agosto due soldati e altri uomini prelevarono a Jos il papà di John Obi Mikel, giocatore del Chelsea. Per la sua liberazione vennero chiesti 4 miliardi di dollari. Una somma che, a detta dei rapitori nigeriani, rappresentavano per la squadra "degli spiccioli". Gli inquirenti trovarono il padre del calciatore nella città di Kano e lo liberarono. Nel 2008 alcuni banditi rapirono, invece, il fratello minore del difensore dell'Everton, Joseph Yobo, all'uscita di un night club a Port Harcourt, la città più grande del Delta. Venne rilasciato illeso soltanto dopo due settimane: non si sa se il riscatto fu pagato.

Commenti

Raoul Pontalti

Lun, 11/06/2012 - 11:20

Delinquenza comune che si somma alla delinquenza politica con connotazioni religiose in una nazione con enormi problemi demografici, sociali, economici e politici determinati anche dall'incredibile numero di etnie costrette a convivere e aggravati da un governo inefficiente. Questa compresenza di delinquenza comune e politica mi richiama alla memoria (pur con i debiti distinguo ovviamente) quella stagione della recente storia d'Italia in cui i sequestratori (non solo quelli della Barbagia) e i terroristi rossi imperversavano apparentemente incontrastati. Ritornando alla Nigeria: la situazione locale, terribilmente complicata da fattori etnico-religiosi, non può essere manicheisticamente ridotta allo scontro tra islam e cristianesimo e il sostenerlo costituisce un'impostura.