Parenti, generali e fedelissimi Ecco su chi conta ancora Assad

Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha spostato ieri le sue pedine migliori rafforzando il «cerchio magico» che lo circonda e gli garantisce il potere. Oltre a bombardare per la prima volta con l'aviazione Aleppo, secondo la Bbc, per evitare che la Milano della Siria cada nelle mani dei ribelli e a spostare le armi chimiche al confine, come denunciano gli oppositori dell'Esercito siriano libero. Un'escalation che rischia di provocare ancor più la comunità internazionale. Per questo motivo Assad ha bisogno di poter contare nei posti chiavi su fedelissimi: parenti, generali o ex consiglieri del padre, primo presidente della dinastia.
Ieri l'opposizione aveva fatto trapelare la possibilità, poi smentita, di una transizione che metta da parte Assad, ma coinvolga personaggi influenti del regime. Sembrava il ritratto del vicepresidente, Farouk al Sharaa, 73 anni, ex ambasciatore in Italia fra il 1976 e il 1980. Sunnita di Dara, una delle province dove è iniziata la rivolta, si temeva che fosse stato messo agli arresti domiciliari. Un mese fa circolavano voci su una sua fuga in Giordania, ma la scorsa settimana ha rappresentato lo stesso Assad ai funerali dei vertici della Difesa decapitati nell'attentato del 18 luglio a Damasco. Al Sharaa, ministro degli Esteri siriano per 22 anni, fino al 2006, sostituirebbe il capo di stato in caso di morte o dimissioni, chieste dalla Lega araba e dall'Onu. Un'ultima carta da giocare se tutto va storto, ma Assad, per ora, non molla.
Anzi si arrocca e ieri ha nominato il generale siriano Alì Mamluk consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale, al posto di Hisham Bakhtiyar, morto in seguito alle ferite riportate nel clamoroso attentato del 18 luglio. Classe 1946 è un veterano della vecchia guardia, ma il nuovo incarico, più di coordinamento che operativo, non necessariamente va interpretato come una promozione. Al suo posto, a capo del potente Dipartimento della sicurezza dello stato, che gestisce la repressione, è stato nominato il generale Diib Zeitoun. Originario di Damasco è fra i primi alti ufficiali inserito nella lista nera dell'Unione europea per la soppressione della rivolta all'inizio pacifica.
Per rafforzare la linea dura nella sicurezza interna Assad ha voluto il generale Rustum Ghazali alla guida della polizia politica. Un veterano che si è fatto le ossa in Libano come capo dell'intelligence.
Un altro generale di Assad, a capo dell'intelligence militare, l'alauita Abdul-Fattah Qudsiya è stato nominato vice di Mamluk al coordinamento nazionale della sicurezza. Fra gli uomini del presidente spicca l'ennesimo veterano del padre, Muhammad Nasif Kheirbek, uno dei consiglieri più intimi del giovane Bashar. Lo scorso mese sarebbe stato proprio lui a volare a Teheran per incontrare il comandante delle Guardie rivoluzionarie, Qasem Soleimani.
Un altro ufficiale fedelissimo ad Assad è il generale Jamal Hassan, che guida l'intelligence dell'aeronautica militare, il migliore servizio segreto del paese.
Il cerchio magico si restringe ancor più con i familiari del presidente. Il generale Dhu al-Himma Shalish, suo primo cugino, che aiutò Uday, uno dei figli di Saddam, è a capo della sicurezza personale del presidente. Rami Makhlouf, altro cugino da parte di madre, era conosciuto come l'«imperatore» del business in Siria. Sottoposto dagli Usa a sanzioni per «pubblica corruzione» controlla svariate società dal petrolio alle telecomunicazioni. Senza un suo via libera si diceva che nessuno potesse fare affari in Siria. Il cugino Makhlouf è la cassaforte di famiglia. Il parente su cui conta di più Assad in questo momento di caos è il fratello minore, Maher, 44 anni, anche se fra i due non corre buon sangue. Maher ha sempre considerato Bashar un mollaccione perché voleva introdurre troppe riforme. Dall'inizio della rivolta è in prima linea come comandante della Guardia repubblicana, ma soprattutto della 4° divisione meccanizzata. Con le sue unità ha «ripulito» Damasco dall'assalto dei ribelli della scorsa settimana ed è impegnato sui fronti più caldi della rivolta.
Assad ha nominato dopo la morte del ministro della Difesa il suo successore sunnita, Fahd Jassem al Freij, che ricopriva il ruolo di capo di stato maggiore dall'inizio della rivolta nel 2011. Lo scorso febbraio era stato marginalizzato dal «cerchio magico» del presidente. Probabilmente è un uomo di paglia nominato ministro della Difesa essendo maggiormente controllabile.
Assad può contare anche su Bouthaina Shaaban, 59 anni, la sua portavoce, che ha studiato e fatto carriera in Inghilterra. Il volto umano del regime da spendere in televisione. Gran parte degli uomini del presidente, però, sono già finiti nella lista nera della Ue, che ha vietato a 175 personalità siriane l'ingresso in Europa e congelato i loro beni all'estero. E sulla testa della cerchia ristretta pende la spada di Damocle delle accuse per crimini di guerra.
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