Il Parlamento con il Giornale: "Via il cavalierato ad Assad"

Settantacinque senatori chiedono la revoca dell'onorificenza assegnata da Napolitano ad Assad. Finora è stata tolta solo a Tanzi

Altri 53 senatori, oltre ad Antonio Di Pietro, vogliono togliere la più alta onorificenza italiana a Bashar al Assad, che si sta immergendo sempre più nel bagno di sangue della guerra civile. La notizia pubblicata ieri da Il Giornale, che rivelava come il presidente siriano sia dal 2010 «Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone al merito della Repubblica italiana» ha fatto breccia a livello bipartisan. Dopo la prima richiesta di revoca della decorazione firmata da 22 senatori, in gran parte del Pdl, sono seguiti ieri mattina altri 53 colleghi di tutti i gruppi. Tra i firmatari spiccano i vice presidenti del Senato Emma Bonino e Vannino Chiti, oltre al presidente della commissione Diritti umani Pietro Marcenaro e della commissione Finanze Mario Baldassari. Tutti chiedono a Mario Monti, la revoca dell'onorificenza, come prevede la legge, perchè Assad si sarebbe dimostrato «indegno» dell'onore concesso dal nostro Paese. Il firmatario dell'interpellanza urgente è il senatore del Partito radicale, Marco Perduca, che in aula aveva già usato parole di fuoco contro Assad.
La revoca è possibile secondo l'articolo 5 della legge n. 178 del 3 marzo 1951, su proposta motivata del presidente del Consiglio al Capo dello Stato. Proprio Giorgio Napolitano aveva concesso, l'11 marzo 2010, il titolo di cavaliere del Gran cordone al giovane Assad. Un anno dopo scoppiava la rivolta che il presidente siriano non ha saputo affrontare con metodi pacifici evitando che sfociasse in una sanguinosa guerra civile.

L'aspetto curioso è che l'unica revoca, per ora nota di un'onorificenza del Quirinale, ha colpito il Cavaliere di Gran croce, Callisto Tanzi. Una decorazione inferiore a quella di Assad, che è stata tolta a furor di popolo dopo il crac di Parmalat. Tanzi era stato decorato da Carlo Azeglio Ciampi nel 2000. Dieci anni dopo le pesanti condanne contro il patron di Parmalat avevano convinto proprio il presidente Napolitano a revocargli il cavalierato di Gran croce. La decisione sulla Gazzetta ufficiale era stata pubblicata in giugno, solo tre mesi dopo l'alto riconoscimento concesso ad Assad. E Tanzi, pur combinando disastri, non si è mai sporcato le mani con una guerra civile. Due pesi e due misure ancora più evidenti sfogliando il sito del Quirinale che annovera come Cavalieri di Gran cordone personaggi a dir poco discutibili come il maresciallo Tito, boia degli italiani, i coniugi Ceausescu, il dittatore Mobutu. E nessuno chiede di cancellarli per «indegnità».
Alla battaglia per togliere il Gran cordone ad Assad si è aggiunto anche Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, che ieri ha presentato un'interrogazione urgente a Monti, per chiedere se «non ritenga opportuno proporre al Capo dello Stato la revoca immediata dell'onorificenza al Presidente siriano».

L'alta decorazione diventa ancora più imbarazzante tenendo conto che il governo italiano ha espulso, il 28 maggio, l'ambasciatore siriano a Roma. E richiamato quello italiano a Damasco. La foto pubblicata ieri in prima pagina da Il Giornale di Napolitano e Assad con tanto di Gran cordone a tracolla è solo di due anni fa e stride con la tragica situazione attuale in Siria. Tutti speravano che il giovane presidente con studi all'estero e apparentemente voglioso di cambiamento evitasse una deriva ancora più sanguinosa della Libia. Quelli che vogliono scalzarlo dal potere armi in pugno non sono certo santi e rischiano di trasformare la Siria in un'ennesima conquista islamica dei Fratelli musulmani o peggio. Ma almeno non sono stati decorati con la più alta onorificenza della Repubblica italiana.
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