La piazza divisa litiga pure sull'esistenza del "golpe"

Le due piazze dell'Egitto non trovano un compromesso su nulla. Tra le tante battaglie emerge anche una lite sulla terminologia. È stato o non è stato un colpo di Stato?

Il Cairo - Le due piazze dell'Egitto non trovano un compromesso su nulla. Tra le tante battaglie emerge anche una lite sulla terminologia. È stato o non è stato un colpo di Stato? Il Paese è diviso anche su questo.
Dalla piazza nei sobborghi del Cairo, dove da giorni si ritrovano i sostenitori dei Fratelli musulmani, il portavoce del movimento, Ghedad Al Haddad, seduto in una tenda che fa da ufficio stampa dietro al palco dei comizi, dice: «Qualsiasi professore di scienze politiche ti direbbe che è un colpo di Stato quando depongono un presidente, ci sono carri armati in strada, arrestano i leader politici e chiudono tv», come accaduto in Egitto nelle ore scorse. Dall'altra parte, Alfred Raouf, attivista e rivoluzionario, racconta che a breve farà un viaggio in Europa, a Berlino, dove ha intenzione di spiegare a personaggi pubblici come in Egitto non ci sia stato nessun golpe: «Un enorme numero di persone ha chiesto elezioni anticipate. Se il presidente avesse accettato non ci sarebbe stato intervento dell'esercito - dice seduto in un caffè alla moda sulla riva del Nilo - Eravamo così tanti che avremmo potuto entrare nel quartier generale della Guardia Repubblicana e prendere da soli Mohammed Morsi», accusato dalla folla di aver affossato il processo democratico. Per lui, quello che è accaduto cambia la scienza politica: ora, dice, «possiamo parlare di coup civile o democratico», come ha già fatto un analista della Bbc. E sui social network c'è chi è arrabbiato con l'americana Cnn perché usa il termine «coup».
Da noi, l'enciclopedia Treccani online, alla voce «colpo di Stato», resta vaga: «Un fatto contro la legge e al di fuori della legge, volto a modificare il vigente ordinamento dei pubblici poteri». La questione potrebbe restare imprigionata nel lessico di due piazze antagoniste. Invece, arriva fino alla Casa Bianca. Il presidente Barack Obama non ha mai usato per l'Egitto il termine «coup». Secondo il Foreign Assistance Act americano, infatti, gli Stati Uniti sono obbligati a sospendere aiuti a Paesi in cui c'è stato un golpe. L'esercito egiziano riceve ogni anno 1,3 miliardi di dollari da Washington e c'è chi, come il senatore repubblicano John McCain, chiede ora che questi finanziamenti siano bloccati.

Commenti

nino47

Dom, 07/07/2013 - 09:45

Sono mussulmani. "fratelli" o no, il loro hobby è sempre stato scannarsi a vicenda. Quindi stanno nel loro brodo. E ci stanno benissimo senza che qualche "esportatore di democrazia" o suo alleato (!) ci metta lo zampino!!!

maxaureli

Dom, 07/07/2013 - 10:47

John McCain e' un islamista ... ha ha h ah ah

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 07/07/2013 - 11:56

Oltre al Corano, anche la semantica si offre alle fazioni per facilitare una soluzione pacifica del conflitto civile. E,intanto, piramidi e valle dei re piangono...a calde lacrime.

syntronik

Dom, 07/07/2013 - 12:15

è la continuazione del PD, hanno fatto i corsi accelerati su come condurre la politica, ora stanno facendo un corso all'm5s, per il rimborso scontrini.