Povero Hollande tradito dai compagni sui conti della casta

Parigi La linea dell'Eliseo è bocciata dai socialisti. Il presidente della Repubblica francese si trova ad affrontare un «caso» all'interno della sua stessa maggioranza in Parlamento. Il piano sull'obbligo di trasparenza sulla ricchezza dei politici - voluto da Hollande dopo lo scandalo dell'ex ministro del Bilancio, Jerome Cahuzac, colpevole di avere un conto in Svizzera e di averlo negato pubblicamente e in Assemblea nazionale, prima d'essere scoperto - ieri è stato rivisto: non solo non ci sarà più il vincolo - previsto dal disegno di legge del governo - a dichiarare pubblicamente ogni proprietà o conto corrente bancario. Ma i deputati hanno pure votato pene severe per i giornalisti che sveleranno i particolari delle loro ricchezze.
Una sconfessione, per Hollande, che in conferenza stampa aveva promesso di trasformare la politica francese in un casa di vetro, per ciò che avrebbe riguardato le proprietà dei politici. Aveva - due settimane dopo il caso Chauzac - fatto pubblicare on line gli «averi» dei ministri e annunciato che la misura sarebbe stata estesa in tempi «rapidissimi» all'intero Parlamento.
Una legge d'urgenza, da approvare per offrire un segnale all'opinione pubblica. Specie all'elettorato socialista. Perché, come aveva detto un membro dell'esecutivo, «un ministro del Bilancio che mente (Cahuzac, ndr) resterà impresso nella memoria dei francesi».
Voleva, Hollande, rendere il sistema francese il più trasparente, invece i parlamentari - sia Ps, sia Ump - hanno fatto quadrato attorno alle loro tasche; alla protezione della privacy del portafoglio. Lasciando solo il presidente.
Garantendosi, però, anche una sorta di immunità dalle incursioni della stampa, in Francia è scoppiato ieri anche il caso «bavaglio» ai giornalisti: chi svelerà altri scandali, attraverso inchieste, potrebbe essere punito con una pena fino ad un anno di reclusione e una multa di 45 mila euro. Misure intimidatorie, hanno commentato la maggior parte dei cronisti. Oltre alla sconfessione di Hollande da parte dei suoi deputati, i colleghi d'Oltralpe spiegano in tv che il provvedimento passerà ora all'esame del Senato, prima di tornare il mese prossimo all'Assemblée, per il voto finale.
Intanto l'uomo che ha dato il via allo scandalo, Jerome Cahuzac, ieri è stato ascoltato dalla commissione d'inchiesta parlamentare creata dopo che l'ex ministro aveva ammesso di aver mentito. Ma, inaspettatamente, dopo aver esordito con «giuro di dire tutta la verità», l'ex titolare del Bilancio ieri ha più volte rifiutato di rispondere; in particolare alle domande dei deputati che chiedevano dettagli sul suo conto estero, Cahuzac ha detto che, fornendo ulteriori elementi, rischierebbe di interferire sulle indagini giudiziarie in corso.
«Non posso rispondere». Ogni volta che la domanda riguardava il suo conto svizzero. Durante l'audizione, ha pure detto che il ministro dell'Economia, Pierre Moscovici - protagonista di grandi annunci sulla trasparenza, dopo lo scandalo - non l'ha «mai» informato della richiesta rivolta da Parigi alle autorità elvetiche sull'esistenza di un suo conto segreto.
«Ci sono due tabù che non ho mai infranto: non ho mai giurato di non avere un conto estero sulla testa dei miei figli. Secondo, mentire all'amministrazione di cui ero responsabile (in quanto titolare del Bilancio, ndr) mi sembrava impossibile». L'ex ministro dice di «non aver voluto rispondere» al formulario che gli inviò, lo scorso dicembre, il ministero dell'Economia, per chiedere delucidazioni sull'esistenza di quel conto. La Francia si chiede cosa farà ora Hollande.
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