Il premier palestinese Hamdallah offre le dimissioni ad Abu Mazen

"Lotta per il potere", "Conflitti sull'autorità" sono le prime motivazioni emerse, fatte trapelare da funzionari anonimi all'interno dell'Autorità nazionale palestinese e dai corridoi della politica

Gerusalemme. Un mandato record, in termini di tempo. Ci sono volute soltanto due settimane e Rami Hamdallah, premier palestinese nominato il 6 giugno, ha presentato le dimissioni al rais Abu Mazen. "Lotta per il potere", "Conflitti sull'autorità" sono le prime motivazioni emerse, fatte trapelare da funzionari anonimi all'interno dell'Autorità nazionale palestinese e dai corridoi della politica.

Il premier, un accademico rinomato, presidente del maggior polo universitario dei Territori palestinesi, l'università Al Najah di Nablus, è stato scelto dal Abu Mazen per la sua relativa distanza dalla politica. Nonostante sia vicino al partito del rais, Fatah, è considerato un indipendete. E' arrivato al potere dopo le dimissioni dell'ex primo ministro Salam Fayyad, l'economista che piaceva alla comunità internazionale ma che non andava d'accordo con il suo presidente.

A causa della poca esperienza politica di Hamdallah, i vertici dell'Autorità hanno deciso di mettergli accanto due vice. Ziad Abu Amr è un ex ministro degli Esteri, originario di Gaza. E' l'uomo del tentativo di compromesso tra Fatah - che governa la Cisgiordania - e gli islamisti di Hamas - che dagli scontri intestini del 2007 controllano la Striscia. Mohammed Mustafa, invece, è un economista. E' lui, oggi, a mantenere i contatti con la squadra americana del segretario di Stato John Kerry, che ha da poco proposto un piano da quattro miliardi di dollari per rafforzare l'economia palestinese. Ed era proprio Mohammed Mustafa, dopo le dimissioni di Fayyad, che secondo molti sarebbe diventato primo ministro. Invece, a causa del suo curriculum e le sue idee, molto simili in termini economici a quelli dell'ex premier, la scelta è ricaduta su una personalità più neutra, Hamdallah. In due settimane, però, sarebbero aumentati i contrasti tra l'accademico e i suoi numeri due. Sono culimati in una lite al termine della quale il premier avrebbe lasciato giovedì l'ufficio - a bordo della sua automobile privata e non della vettura di Stato - per tornare a casa nei pressi di Tulkarem. "Sono sorti severi disaccordi con i suoi due vice - spiega al Giornale Hanan Ashrawi, del Comitato esecutivo dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina - è difficile governare in un triumvirato".

Il compito era complicato fin dal principio. In pochi, il giorno della sua nomina, hanno invidiato il neo premier già dimissionario. Hamdallah si è trovato a dover gestire un'economia in pessimo stato, le aspre critiche e lamentele di una vasta burocrazia statale che troppo spesso non riceve stipendi, le difficoltà di una riunificazione nazionale tra Fatah e Hamas da tempo promessa e mai concretizzata, il malcontento di una società che non va al voto da sette anni, mentre gli americani tentano senza crederci troppo di far ripartire colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, in stallo ormai da anni.

Non è ancora chiaro, però, se il presidente Abu Mazen accetterà le dimissioni. Non manca chi ipotizza che quella del premier possa essere una mossa strategica per restare al suo posto ma allungare le distanze con i suoi numeri due. Per ora, l'annuncio delle dimissioni rappresenta l'ennesima crepa nella struttura politica palestinese e mette ancora una volta in risalto il difficile stato di salute dell'Autorità nazionale.

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