Preso il terrorista in fuga Incubo finito, festa a Boston

Dzhokhar Tsarnaev, gravemente ferito, si era nascosto in una barca Già interrogato all'ospedale: lui e il fratello avrebbero agito da soli

La caccia all'uomo è finita, e con essa probabilmente anche l'incubo. Dzhokhar Tsarnaev, il diciannovenne superstite della sinistra coppia di fratelli ceceni che ha insanguinato Boston e terrorizzato l'America, è stato arrestato venerdì notte a Watertown, alla periferia della città ferita dalle bombe. A Boston la folla si è abbandonata ad un'esplosione di gioia, mentre il presidente Obama, nel dare la buona notizia, riproponeva le domande che in queste ore si pongono milioni di americani: perché due giovani profughi adottati generosamente dall'America le si sono rivoltati contro? Hanno agito da soli?
Dzhokhar Tsarnaev era gravemente ferito, rintanato in un motoscafo sistemato nel retro di una villetta. È stato il proprietario della casa, uscito in serata per fumarsi una sigaretta in giardino, ad accorgersi di tracce di sangue sull'erba che portavano verso la barca e a dare l'allarme. La polizia è intervenuta in forze, facendo uso anche di un elicottero dotato di rilevatore di calore, grazie al quale si è avuto conferma a distanza della presenza di una persona all'interno del motoscafo.

A quel punto gli agenti hanno circondato la zona, dando il via all'operazione finale. Hanno usato lacrimogeni e bombe accecanti, per impedire a Tsarnaev di reagire. Poi, come in un film, si sono fatti avanti un poliziotto, che ha gridato la classica frase «sappiamo che sei lì, vieni fuori con le mani in alto!», e un negoziatore, che ha usato toni più persuasivi per ottenere la resa. Che dopo interminabili minuti è arrivata, annunciata dal grido di un agente - «L'abbiamo preso!» - e da un applauso che è scoppiato spontaneo tra i presenti.

Mentre la gente a Watertown e a Boston si riversava nelle strade facendo festa con le bandiere e gridando «Usa! Usa!», Dzhokhar Tsarnaev, ferito al collo e a una gamba, veniva portato via in manette. Aveva ricevuto le prime cure sul posto, ma era ancora sanguinante per le ferite che aveva riportato in una sparatoria che risaliva ad almeno 24 ore prima. Condotto con un'ambulanza in ospedale (lo stesso che aveva accolto le sue vittime, il Beth Israel Deaconess Medical Center), è stato affidato ai medici che l'avrebbero giudicato in gravi condizioni a causa del molto sangue perduto. Ciò nonostante, gli inquirenti si sono presentati quasi subito per interrogarlo.

In base alle prime indicazioni raccolte, non risulta alcuna affiliazione ad Al Qaida o a gruppi simili. I fratelli Tsarnaev avrebbero agito da soli: non un «lupo solitario», insomma, ma qualcosa di molto simile. L'incubo sorto con l'attentato alla maratona di Boston sarebbe quindi finito con la morte di Tamerlan Tsarnaev e l'arresto del suo giovane fratello. Resta l'altra domanda che lo stesso Obama si è posto pubblicamente: perché? La risposta, probabilmente, sta nell'incapacità dei due giovani di integrarsi nella società americana e nella perversa suggestione che l'estremismo islamico, con il suo sanguinario richiamo identitario, può esercitare su soggetti deboli. Ieri, raggiunta per telefono nel Caucaso russo, la madre dei due fratelli ha sostenuto che suo figlio Tamerlan fosse stato controllato dall'Fbi «da almeno tre anni», contraddicendo le assicurazioni in senso opposto delle autorità americane.

Un altro dramma familiare è stato rivelato dai parenti di Katherine Russell, la donna che - come ieri è stato reso noto - aveva sposato Tamerlan Tsarnaev e gli aveva dato una figlia che ha oggi tre anni. Katherine, che ha 24 anni, si era convertita all'islam per lui. La famiglia Russell ha rilasciato un amaro comunicato, in cui ammette di «non riuscire a capire la terribile tragedia che è accaduta. Oggi sappiamo che non abbiamo mai saputo chi fosse realmente Tamerlan Tsarnaev». Su chi sia Dzhokhar ci sono invece pochi dubbi: dopo aver fatto strage di innocenti, lunedì sera era andato come sempre in palestra. Chi l'ha visto in quell'occasione l'ha trovato «rilassato e sereno». Era sicuro di farla franca.