Tre mogli e decine di donne. Il "Don Giovanni" d'Africa che stregò pure la Campbell

La fama da seduttore gli stava a cuore quanto quella di padre della patria. E gli crò non pochi guai

Il cinema, quella sera, era stracolmo di gente venuta a vedere da vicino il suo idolo. Sceso in platea per il consueto bagno di folla, dopo il discorso, Mandela si vide avvicinare da un impennacchiato capo tribù dei Sotho col quale aveva avuto qualche trascorso, molti anni prima. Il palco, in quel momento, si era affollato di donne in coda davanti al microfono, ciascuna delle quali in attesa di dipanare il suo pistolotto politico sull'ineludibile riscatto delle donne all'interno della rigida società nera. A un certo punto il vecchio capo tribù, pensando di fare un complimento a Mandela, il cui appetito per le donne era noto, gli domandò ammiccando: «Chi è quella con la faccia da baldracca, lì, sulla destra?», «È una mia cognata», rispose Mandela. Allora il capo tribù, imbarazzato, corresse: «No, dicevo quella più vicino al microfono…», «Ah, quella è mia moglie, Winnie...». La scena sembra ricalcata da L'Armata Brancaleone, intramontabile film di Mario Monicelli con Vittorio Gassman. Ma un diplomatico europeo, testimone oculare di quel lontano happening a Johannesburg, giura che l'aneddoto è vero, anche se forse un po' aggiustato dai detrattori di Winnie, l'esuberante e controversa seconda moglie del futuro premio Nobel per la pace. Certo è che un altro, al suo posto, si sarebbe impermalito, di fronte alla gaffe del capoclan. E magari lo avrebbe messo al suo posto con una battuta sferzante. Mandela invece proruppe in una fragorosa risata, e non la smetteva di dare pacche sulle spalle all'imbarazzato gaffeur. La nomea di sciupafemmine, del resto, gli stava a cuore quanto quella di Padre della Patria; e per nulla al mondo, anche se pure lui aveva rimediato la sua bella impalcatura di corna, su e giù per i saliscendi della vita, vi avrebbe rinunciato. Tutto questo, naturalmente, nei limiti di tempo libero dalla prigione, dall'attività politica, dalla Causa, che poi era la vera grande passione della sua vita.

Mandela ebbe tre mogli: Evelyn Ntoko Mase, Winnie Madikizela e Graca Machel. Ma già a 23 anni era sfuggito a un matrimonio combinato dal suo tutore, il reggente del trono Thembu, filandosela a Johannesburg. Il primo matrimonio, con Evelyn Nto­ko Mase, sposata nel 1944, durò 13 anni. Troppe corna, troppa politica, accusava lei.Ciò nonostante,da quell’unione nac­quero quattro figli: due maschi, Madiba Thembekile (Thembi) e Makgatho Man­dela; e due femmine, chiamate entram­be Makaziwe (la prima morì a 9 mesi). Thembi, il primo dei maschi, morì in un incidente d'auto nel 1969, quando Man­dela era detenuto a Robben Island. L'al­tro figlio, Makgatho, se ne andò falciato dall'Aids a 55 anni, nel 2005. Poi, nel 1958, venne Winnie. Donna fie­ra, intelligente, passionale, lesta di paro­la e di gamba. Amatissima per le sue posi­zioni radicali e i suoi discorsi incendiari dai militanti delle township cresciute ne­gli anni '70, Winnie diventò a sua volta un’icona della lotta di liberazione: la Pa­sionaria di Soweto, la Madre della Nazio­ne. Finì che si montò la testa, infilando una fesseria dopo l’altra e amareggiando le giornate di Mandela, che intanto se ne stava in carcere. Winnie, che a Nelson ha da­to due figlie, Zeni e Zindzi, mise in piedi il Mandela United Football Club, un team di ragazzi che diventarono le sue guardie del corpo. A capo della squadra c'era un prepo­tente, un borderline che verrà accusato di se­questri, torture, omicidi. Mentre la «Madre della Nazione», la cui lista di amanti si allun­ga strada facendo viene accusata di appro­priazione indebita, processata e condanna­ta. Nel 1992 c'è la separazione, nel 1996 il di­vorzio. Due anni dopo, nel 1998, Mandela si sposa per la terza volta. Lei è Graca Machel, vedova di Samora Machel, storico leader della lotta per l'indipendenza del Mozambi­co e suo primo presidente. Graca è una don­na colta, intelligente, che protegge la tran­quillità e la riservatezza degli ultimi anni del leader ormai vecchio e malato. Ma vuoi met­tere Naomi Campbell, Charlize Theron e le Spice Girls, che lo vanno a toccare come un Padre Pio mentre lui fa la ruota per la gioia dei fotografi?

Commenti
Ritratto di serjoe

serjoe

Sab, 07/12/2013 - 13:49

Mandela.. un gran mandrillo,se l'e' fatte di tutte le eta',ma essendo presidente..nessuno gli poteva dire niente. Berlusconi al confronto si puo dire sia..un bigotto,ma in Italia ben si sa'...,c'e' l'inquisizione di sinistra che decide lei.. chi e'il puttanier che amministra.

killkoms

Sab, 07/12/2013 - 15:31

e poi i sinistroti italici(quelli che dagli anni 60 hanno voluta la donna"zoccola")a lamentarsi del "donnaiolo" berlusca!

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Dom, 08/12/2013 - 11:51

"Tre mogli e decine di donne." Nonchè un patrimonio di circa trenta milioni di dollari. Mica pochi. Roba da far impallidire l'altro "eroe" della palestina "Arafat". Non mi pare che il suo popolo abbia compiuto significativi progressi sulla via del progresso sociale, atteso che tutto quello che sa fare è trasformare Soweto e dintorni in una balera a cielo aperto.

Baloo

Lun, 09/12/2013 - 00:10

In Italia Mandela sarebbe stato condannato ed imprigionato a cura della sinistra per la sua affinità in tema di donne con Silvio Berlusconi. La sinistra in Italia sa di converso santificare coloro che vanno a caccia delle grazie di maschietti brasiliani ,magari con automezzi dello stato come successo non molto tempo fa nella regione Lazio.