"Al Qaida avanza in Irak ma l'America non interverrà"

La scelta dell'amministrazione Obama di relegare il Medio Oriente a scenario di secondo piano per gli Stati Uniti privilegiando invece lo scacchiere del Pacifico comincia a dare i suoi frutti avvelenati. Ieri il segretario di Stato americano John Kerry ha dovuto riconoscere la preoccupazione della Casa Bianca per l'avanzata delle forze qaidiste in Iraq, che hanno temporaneamente riconquistato luoghi fortemente simbolici come Ramadi e Fallujah, a suo tempo liberati con un alto prezzo di sangue dai marines americani. Kerry ha peraltro chiarito che il compito di rimettere le cose a posto spetta al governo di Bagdad. Washington si limiterà a fornire al suo alleato Nouri al-Maliki un concreto sostegno in armi, escludendo l'invio di proprie truppe sul suolo iracheno. Per il segretario di Stato nominato da Barack Obama, «gli Stati Uniti sono molto, molto preoccupati per la crescita di potenza in Iraq dello “Stato islamico in Iraq e nel Levante” - ossia della fazione locale legata ad Al Qaida -. Sono gli elementi più pericolosi nella regione», distintisi «per barbarie e brutalità».

Ieri Kerry ha continuato la sua missione mediorientale, in corso da ormai quattro giorni, con nuove tappe in Giordania, Arabia Saudita e in serata nuovamente a Gerusalemme dopo i precedenti colloqui tenuti in Israele e nei territori palestinesi. L'inviato di Obama non cessa di dichiarare il proprio ottimismo sulla possibilità di ottenere risultati concreti, nonostante la bocciatura da parte israeliana della proposta Usa sul futuro assetto della valle del Giordano e pur dicendosi consapevole che «c'è ancora una dura strada da affrontare» per raggiungere l'obiettivo dei «due Stati e due popoli» tra Israele e Palestina. Per il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman l'unica strada praticabile è quella che prevede uno scambio di territori e di popolazioni: Israele dovrebbe annettersi parte delle colonie realizzate in Cisgiordania e cedere in cambio alcuni suoi territori che sono abitati da arabi.

Commenti
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Ausonio

Lun, 06/01/2014 - 15:47

Ma certo che non interverrà !! Questa è la pax sionista, la condizione ideale per i sionisti: aver reso perennemente instabile e caotico un paese che poteva essere un loro avversario. Finché si ammazzano tra loro, Sion dorme tranquillo... stanno facendo uguale in Siria e ora in Libano. La pace sionista è chiara: il caos attorno a loro.

mila

Lun, 06/01/2014 - 18:13

@ Ausonio -Siamo sempre allo stesso punto. Se per sionisti Lei intende gli Israeliani, e che il caos e' voluto da loro, per me significa che gli Israeliani in politica sono cretini e non ne avranno alcun vantaggio. Il vantaggio per gli USA (che comandano) lo capisco, quello per Israele no.

alberto_his

Lun, 06/01/2014 - 18:13

Chi può fornire un contributo essenziale alla pacificazione dell'Iraq è la Repubblica Islamica. Forte del rapporto preferenziale con Al-Maliki, espressione degli sciiti iraqeni, l'Iran si ritroverebbe a fare in Iraq quello che faceva (e farà dopo il ritiro delle truppe occupanti) in Afghanistan in linea con gli interessi statunitensi. Proprio questo fatto rilancia il ruolo baricentrico nella regione di Teheran, con buona pace di Israele e casa Saud. Anche la Turchia può dare il suo contributo, arrivando magari a essere beneficiaria del gasdotto Iran-Iraq-Siria dato in ripresa viste le mutate condizioni geopolitiche.

cgf

Mar, 07/01/2014 - 02:26

uno sputo verso i caduti per la libertà e la democrazia USA come modello da esportare nel mondo.

Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mar, 07/01/2014 - 09:01

dovrebbero invece andare ad aiutare i loro fratelli palestinesi perseguitati ai quali i ladroni hanno rubato la loro terra.