Quei sorrisi di plastica sull'orlo di una guerra

Obama e Putin si stringono la mano ma i visi sono tirati. Al G20 c'è in agenda l'economia, ma si pensa alla Siria. Raid già decisi, il presidente Usa cerca consensi

Il grande freddo fra Obama e Putin indossa le piume della festa. Arrivano nel palazzo Costantino di San Pietroburgo al G20 i boss dei venti Paesi più industrializzati del mondo, sfilano salutando il padrone di casa, Vladimir Putin, sulla porta e spariscono dentro verso una doppia agenda: una falsa, sull'economia mondiale, e una vera, la guerra contro Assad di Siria. I due uomini che si salutano con un sorriso di circostanza e posano per i fotografi, sono due leader incerti sugli esiti di questa riunione. Obama mostra a Putin e alle tv di tutto il pianeta come si balza pieni di energia fuori da una limousine, ma sa che deve convincere il maggior numero possibile dei leader del mondo che in Siria non esiste altra soluzione che quella militare. Ha elaborato una sua ragione morale: non sono stato io, ha detto, a inventarmi la «linea rossa» legata all'uso delle armi di distruzione di massa. Siete voi che l'avete creata, il mondo intero, e quindi la responsabilità è anche vostra. Questa tesi subito rimanda alla responsabilità internazionale rispetto all'Iran, Obama la suggerisce chiaramente: se il mondo non interviene quando si gassano i propri concittadini, che direte sulla distruzione di massa per eccellenza, l'atomica? Ripete questa ragione anche il leader repubblicano John McCain quando annuncia il suo sostegno, e a San Pietroburgo, Obama in mezzo a un mondo patchwork, a strisce, a macchie pensa forse: meglio contare sul voto del Congresso. Putin, sulla porta, sembra sicuro, ma non lo è: gli sorride, ma si sono letti negli occhi in quel secondo che Putin ha dato del bugiardo a Kerry («È triste, ha detto, che presenti i ribelli come moderati, lo sa che sono di Al Qaida»), che Snowden è da qualche parte in Russia, che Obama ha invitato i gay russi a incontrarlo. Due leader in competizione, con pareri completamente diversi sulla questione più importante, quella della Siria, ma che avrebbero interesse a trovare un accordo, perché nessuno dei due è forte.

I due hanno scopi opposti: Obama sa quale è il suo scopo immediato, non gli importa tanto del risultato finale (se Assad resterà, sarà destituito, se i ribelli saranno amici o nemici); Putin invece, che non è molto affezionato a Assad e tantomeno agli hezbollah e agli iraniani, vuole capire chi siederà al potere una volta finita la guerra, chi gli garantirà l'accesso al porto mediterraneo di Tartus e al Medio Oriente. Putin indaga, fa la faccia feroce, ma vuole sapere cosa può ottenere e nello stesso tempo mantiene la faccia dura con gli Usa, gli dona in patria. Il consesso internazionale è alla ricerca di una soluzione mediata. Così lui media: il tema «Siria» non è sull'agenda, dice, parliamo di economia, a cena poi discuteremo della guerra. Un modo di rimandare ancora, di studiare, di osservare… intanto invia il suo ministro degli esteri a incontrare quello siriano a Damasco, cerca forse un accordo per un summit.

La Cina ha esplicitato le sue preoccupazioni per l'economia mondiale, tutti pensano a quegli oleodotti che passano ovunque, ai 50mila barili della Siria, ai 3milioni e 800mila che passano da Suez tutti i giorni e sono la nostra benzina quotidiana, i condotti che percorrono la Turchia, l'Iran, l'Iraq, l'Algeria… Il Sud Africa è contrario all'idea di un intervento militare, così l'Argentina e anche il Brasile e il Messico. La Francia fino ad ora ha rappresentato la rocca di Obama in Europa, ma in queste ore si parla di una sua preferenza per la trattativa mentre da Londra David Cameron annuncia nuove prove sull'uso dei gas da parte di Assad, l'Italia vuole l'autorizzazione Onu, Ban Ki Moon è là nel ruolo tipico dell'Onu: non fare niente.

Il teatro mediorientale intanto si scalda: dal Libano giunge notizia che gli hezbollah possono mobilitare diecimila uomini e che li userà, quando l'Iran lo ordinerà, in parte per occupare il terreno in Siria quando Assad collasserà, e in parte, soprattutto, per attaccare Israele. Ma Obama ha deciso, salvo novità eccezionali. Putin, alla fine, è messo male: non ha via di uscita a meno di non voler essere ricordato come l'iniziatore delle terza guerra mondiale, cosa difficile da credere.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 06/09/2013 - 11:23

Obama è tutto marketing elettorale, ma è evidente che in arte militare egli è un somaro. Non tanto perché scende come una Wanda Osiris dalle scalette dell'aeroplano e fa il saluto alla visiera anche a capo scoperto, trotterellando... Ma perché quando il vento è forte il gas si disperde; quando c'è calma piatta il gas ristagna su chi lo lancia; quando c'è la mutevole brezza, c'è il pericolo che torni indietro, e comunque bisogna che il nemico sia sottovento. Insomma il gas funziona solo con vento leggero e costante, tipo alisei, a condizione di essersi portati sopravvento schivando i colpi del nemico. Ecco perché il gas è detestato da ogni esercito regolare e fu messo al bando dopo la prima guerra mondiale. Solo che Pippo Pippo non lo sa, al pari dei suoi apprendisti stregoni che hanno fatto il disastro e dopo danno la colpa agli altri. Obama è un asino ed è inaffidabile per ignoranza.

craddi

Ven, 06/09/2013 - 14:35

L'articolista e' un po' confusa, e' ovvio che in caso di guerra mondiale l'iniziatore sarebbe Obama.

Ritratto di Scassa

Scassa

Ven, 06/09/2013 - 15:18

scassa Venerdì 6 settembre X Gianfranco robe.. Concordo ! Pacifisti marca Nobel ,ma con data di scadenza al più presto speriamo ,poiché il napalm / defogliante usato da altro democrat in passato ,non è da meno . È Certo che è stato usato dagli USA ,mentre i gas in Siria ......? Obama ,farti i cactus tuoi ...no vero ???????

colian

Ven, 06/09/2013 - 16:50

Sempre ipocrita la politica USA. Sta nel loro DNA. Fanno le guerre sempre in nome della libertà e della difesa dei diritti umani, ma gli obiettivi sono sempre economici. Se gli USA si commuovono tanto per il (presunto) uso dei gas da parte della Siria (i retroscena di ciò che accade in Medioriente, chi fa cosa, ecc., non si saprà MAI) perché non si sono mai commossi quando a compiere nefandezze erano i loro alleati? (Dittature centro e sudamericane, africane, ecc.) A parte il fatto che loro stessi non hanno mai scherzato quanto ad armi crudeli e sterminatrici (Giappone, Vietnam, Iraq, ecc.) Ah.... dimenticavo che noi italiani dobbiamo riconoscenza eterna agli USA perché ci hanno liberato dai nazi-fascisti. Ma io non ci credo che lo fecero disinteressatamente. Loro (a mio avviso) temevano un'Europa unita, economicamente forte e militarmente invincibile, per questo detestavano Hitler, non per la criminalità del soggetto.

Ritratto di William Sinclair

William Sinclair

Ven, 06/09/2013 - 17:49

Ven, 06/09/2013 - 02:18 il contro-iniziato hussein obama, apprendista architetto del nuovo feudalesimo, mira a leviathan, tamar, dalit per conto dei nuovi feudatari che insidiano anche il trono di pietro. alea iacta est! il sonno di thot guiderà la grande mietitrice!