La Regina si ritocca la «paghetta» di 5 milioni

Altro che l'esclusione di Casillas contro il Galatasaray o l'addio a fine stagione di Mourinho. Nello spazio di un battito di ciglia il Real Madrid, il club sportivo più prestigioso del pianeta, è finito nell'occhio del ciclone dell'Unione Europea che ha aperto un fascicolo per aiuti economici irregolari ottenuti dalla squadra dei galacticos. La notizia, anticipata ieri dal quotidiano britannico Independent, è stata confermata dal vicepresidente della Commissione Europea, nonché responsabile per la concorrenza, Joaquin Almunia. Ironia della sorte uno spagnolo, che sta indagando sul club «merengues» e su una lunga serie di rapporti fin troppo disinvolti tra il Real, il comune di Madrid, gli ex esecutivi di Felipe González e José María Aznar e la famiglia reale.
Tutti personaggi che, pur mantenendo una certa trasversalità politica, sono legati tra loro dalla fede incrollabile per la squadra in camiseta blanca. L'indagine preliminare si è innescata dopo che la Commissione ha ricevuto una serie di reclami e segnalazioni che riguardano operazioni e accordi risalenti al 1996 con il municipio della capitale iberica e successivamente, siamo nel 2002, con il governo di Aznar che pare abbia agito su precise indicazioni della famiglia Borbone. La prima vicenda riguarda un accordo tra il Real e il comune di Madrid per lo sfruttamento dei terreni attorno allo stadio «Santiago Bernabeu». L'amministrazione comunale, almeno secondo le prime indiscrezioni, avrebbe largamente sovrastimato il valore di un'ampia area del quartiere di Las Tablas. In poche parole il Real comprò i terreni in questione per circa 420mila euro, salvo rivenderli nel 2011 per quasi 23 milioni. L'altro episodio, decisamente più clamoroso, è legato all'ottenimento di una modifica del piano regolatore per terreni di proprietà madridista nella zona della Ciudad Deportiva di Valdebebas, attuale quartier generale del Real. Fu così che con la bacchetta magica aree vincolate ad impianti sportivi fino al 2099, per decreto reale, diventarono terreni edificabili a tutti gli effetti. Un affare da 480 milioni di euro che ha permesso al presidente Florentino Perez di finanziare gran parte del suo progetto «Galacticos», ingaggiando calciatori come Ronaldo, Zidane, Beckham e Figo tra gli altri, e che è stato visto dalle società concorrenti della Liga, Barcellona su tutte, come la prova più lampante dell'asse Aznar-Perez con la benedizione di re Juan Carlos.
All'epoca dei fatti un membro del governo di Catalunya, Pere Esteve (scomparso nel 2005), inviò due interrogazioni al Parlamento europeo, senza però ottenere risposta. Nel testo, che come per magia è saltato fuori proprio ieri sulla stampa di Barcellona, si legge tra le altre cose questa frase significativa: «Il signor Perez sostiene di avere a disposizione 300 milioni di euro per la campagna acquisti, io mi chiedo da dove provengano. Il presidente del Real dice che recupererà quel denaro vendendo magliette, ma per riuscirci dovrebbe vendere 30 milioni di esemplari. È impossibile. Chiediamo che qualcuno faccia luce». Ci sono voluti più di dieci anni prima che l'Unione Europea decidesse di fare davvero un po' di chiarezza, ma alla fine quel giorno è arrivato senza sorprendere più di tanto i detrattori del Real. Mentre Florentino Perez sostiene di essere tranquillo, il presidente dell'Uefa Michel Platini, ideatore di quel fair play finanziario che parecchi club (soprattutto quelli gestiti dagli sceicchi, Psg e City su tutti) neppure contemplano, è apparso invece molto preoccupato. «L'augurio è che si faccia al più presto chiarezza su una vicenda che sembra avere parecchi lati oscuri. Si impone la massima serietà, anche per garantire l'equilibrio delle competizioni sportive».
Il Real rischia grosso. Se sarà riconosciuto colpevole non potrà ingaggiare calciatori per 5 anni e soprattutto verrebbe costretto dall'Uefa a fissare un tetto degli stipendi, con la pressoché scontata partenza di tutti i calciatori migliori che Perez sta ricoprendo d'oro. Forse per questo, sostengono i maligni a Madrid, Mourinho ha deciso di fare le valigie. Anche perché la storia dei terreni era un po' il segreto di Pulcinella.