Regole, seggi e candidati: guida a un voto che conta

Si elegge un numero variabile di deputati: le coalizioni si formano ex post

Sono le elezioni su cui tutto il mondo, e l'Europa in particolare, tengono gli occhi puntati. Perché se da un lato gli esiti sembrano prevedibili - la riconferma della Merkel è quasi scontata, ma i numeri delle urne orienteranno in un senso o nell'altro la coalizione di governo - dall'altro dentro il voto federale tedesco si nascondono incognite che pesano sulla crisi dell'eurozona: il futuro della moneta unica, il destino della Grecia e le politiche di aiuto ai Paesi in difficoltà passano di qua.

I PARTITI

Ben 34 sono i partiti in Germania, ma di questi solo sette hanno chance concrete di superare lo sbarramento. Oltre alla Cdu/Csu di Angela Merkel (che con la rielezione sarà al suo terzo mandato), c'è la Fdp (partito liberale), che ha candidato Rainer Brüderle (e che i sondaggi danno tra il 5 e il 7 per cento, in netto calo rispetto alla tornata elettorale del 2009), mentre è Peer Steinbrück il nome sulla lista dei socialdemocratici della Spd, il più antico partito di sinistra europeo. Qualche sorpresa potrebbe arrivare dai partiti più piccoli. L'Afd («Alternativa per la Germania»), il partito anti-euro fondato dall'economista Bernd Lucke, nei sondaggi oscilla tra il 3 e il 4 per cento. Da tenere d'occhio anche i Grüne (Verdi) del candidato Jürgen Trittin, che alle ultime elezioni ottennero il 10,7 per cento dei voti e che i sondaggi inquadrano ora tra il 9 e l'11 per cento; e la sinistra radicale della Linke che raccolse l'11,9 per cento. Punto interrogativo invece sul discusso Piratenpartei (il partito dei Pirati): i componenti, contrari al leaderismo, non hanno indicato un candidato.

LE COALIZIONI

Il nodo vero è rappresentato dalle alleanze dopo il voto, tradizionalmente indicate abbinando i colori dei partiti. Quella che ha governato negli ultimi quattro anni è la nero-gialla, formata dalla Cdu/Csu della Merkel con l'Fdp liberale. Ma stando agli ultimi sondaggi non è detto che questi ultimi superino lo sbarramento. L'altra opzione è una coalizione rosso-nera, una Grande Coalizione del partito di frau Merkel con l'Spd, come accadde nel 2005, quando «Angie» fu eletta cancelliera per la prima volta. Del resto Peer Steinbrück è reduce da una compagna elettorale aggressiva ma le sue chance di successo, da solo, sono scarse. Secondo molti osservatori è proprio a questo che punta l'Fdp. Improbabile invece un'alleanza di questo partito con quello dei Verdi: le possibilità che ottengano una maggioranza dei seggi sono basse. Né appare realistica l'ipotesi di una coalizione a tre, con l'aggiunta della Linke: Steinbrück ha stesso l'ha esclusa, a causa delle posizioni di politica estera del partito di estrema sinistra (che chiede scioglimento della Nato e il ritiro delle truppe tedesche da tutte le aree di conflitto). Sarebbe un caso inedito, invece, un'alleanza nero-verde, proprio tra il partito della Merkel e gli ambientalisti di Grüne.

IL SISTEMA ELETTORALE

Per la prima volta i tedeschi votano con la nuova legge elettorale (modificata dalla Corte Costituzionale) che potrebbe far salire il numero dei nuovi deputati da 598 fino a quasi 700. Di norma ogni elettore tedesco (sono 61,8 milioni i cittadini chiamati alle urne) esprime due voti: con il primo sceglie, dalla lista dei 34 partiti ammessi alle consultazioni, un deputato per ognuno dei 299 collegi uninominali. Qui il sistema è maggioritario: chi prende più voti conquista l'accesso al Bundestag. Con il secondo voto, che può essere attribuito a un candidato di un diverso partito, si assegnano con il sistema proporzionale gli altri 299 seggi. Ma se un partito ottiene con il primo voto più seggi di quanti gliene spetterebbero su base proporzionale (sono i cosiddetti «mandati in eccesso»), questi seggi vengono comunque assegnati, e tutti gli altri partiti hanno diritto a dei deputati in aggiunta, il cui numero è calcolato su base proporzionale. Si verificò anche nelle scorse elezioni, che diedero vita a un Bundestag con 622 deputati (24 in più del minimo previsto).
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